Intenso come un ricordo

Intenso come un ricordo

Sage Singer fa la panettiera e vive di notte. Ha scelto bene il suo lavoro. Dormire di giorno e lavorare quando tutti scompaiono dalle strade può evitarle un sacco di scocciature. Come quegli sguardi che indugiano fastidiosamente sulla sua cicatrice, quella che le segna corpo e anima dopo un brutto incidente. L’unico contatto con il mondo esterno per Sage sono quelle riunioni settimanali insieme a chi, come lei, ha bisogno di superare una perdita. La perdita di un caro, il distacco dai propri figli, la morte del proprio cane. Tutti i suoi compagni hanno delle piccole tragedie personali, come lei, anche se preferisce tenerle per sé. Uno spiraglio di novità nella monotonia della sua vita, però, arriva da un uomo che sembra buono e benvoluto da tutti. Si chiama Josef Weber. Un’apparenza così piacevole però cela un passato terribile: Josef ha militato nelle SS. Sì, è stato uno dei carnefici di Auschwitz. Adesso vuole morire, incapace di vivere con il peso di quella tragedia, e chiede proprio a Sage di aiutarlo. In effetti lei avrebbe anche i suoi motivi per accontentarlo: sua nonna Minka è sopravvissuta ai campi di concentramento, un’esperienza che l’ha condotta dritta verso il baratro. Come reagire quando ci si trova di fronte uno dei responsabili di quel male atroce? Bisogna macchiarsi dello stesso crimine?
Dopo il successo de La custode di mia sorella, Jodi Picoult  ancora una volta elegge a protagonista di un suo romanzo l’emozione data proprio dai ricordi. Un aspetto talmente centrale da dare il nome al racconto di Sage. Un contrasto subito evidente emerge tra pagine toccanti e dense di pathos: quello tra la gioventù di una ragazza di 25 anni - già segnata nel corpo e nell’anima dalla crudeltà del destino - e la più grande tragedia della storia umana, risalente a settant’anni prima. La Picoult  fa “bruciare” sulla nostra pelle quella tragedia, quegli anni di bassezza e di perdita di dignità. Innumerevoli i romanzi, i film e i documentari sullo sterminio degli ebrei, ciascuno con il suo punto di vista. Eppure questa volta la Picoult non lascia trasparire opinioni, anzi mette in difficoltà Sage, inducendola alla riflessione sul confine tra vendetta e giustizia, tra bene e male. Una riflessione che diventa quella del lettore, inebetito di fronte al contrasto tra la malvagità di un uomo e il suo nuovo comportamento irreprensibile. Un uomo desideroso di scontare la pena che si merita. E se invece non fosse giusto punirlo? Ma come prendersi la responsabilità di perdonare per un male non subito?

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