Internazionale nera

Internazionale nera

Lisbona, maggio 1972. A pochi giorni dall’aver posto termine alla dittatura di Salazar con la rivoluzione più incruenta della storia, a Lisbona un reparto dell’esercito portoghese abbatte la porta di un anonimo appartamento di Rua das Praças, nella convinzione di stanare collaboratori del regime, ma si trova davanti il più incredibile archivio documentale mai visto: centinaia di faldoni, una stanza dedicata alla fabbricazione di microfilm e documenti falsi di ogni genere, a cui fa la guardia un solitario usciere e telefonista, abbandonato da mesi da colleghi e superiori in fuga. L’Aginter Presse, lungi dall’essere una semplice agenzia di stampa, si delinea sin dalla lettura delle prime pagine di quella sterminata documentazione come lo snodo operativo in cui convergevano molti servizi segreti occidentali, una rete paramilitare di tendenze neofasciste e reazionarie che aveva capillarmente infiltrato tutti i Paesi dell’Europa occidentale e gran parte dell’Africa agitata da movimenti anticoloniali col solo scopo di bloccare le forze politiche di sinistra. Una prima inchiesta svolta da tre inviati dell’Europeo a pochi giorni dalla scoperta dell’archivio poté valersi dei documenti originali, consultandoli e fotografandone circa 500, prima che le oltre 10000 pagine sparissero nel nulla nel volgere di una notte. Da quelle fotografie appare chiaro che il fondatore dell’Aginter, Guérin-Sérac alias Yves Guillou ‒ insieme ai suoi sodali Jean Marie e Daniel Laurent, Jean-Denis Raingeard de la Blétière e Robert Leroy ‒ ha avuto un ruolo centrale in tutte le “strategie della tensione” poste in atto nei Paesi europei ed africani tra l’inizio degli anni ’60 e la fine dei ’70. Il misterioso personaggio, nativo della campagna bretone, del quale prima dell’inchiesta di Andrea Sceresini esisteva una sola foto, è stato un pluridecorato paracadutista dei reparti d’élite sin dalla prima guerra di Indocina e ha continuato a collezionare decorazioni militari fino alla sua diserzione, per finire nelle fila dell’OAS, (un’organizzazione paramilitare segreta). Gli uomini di Aginter Presse, attraverso la più capillare rete di destabilizzazione globale mai tentata, hanno collaborato col Cile di Pinochet, combattuto in Congo Brazzaville, Angola, Vietmnam del Sud, sono riusciti ad interferire nell’iter politico e democratico di molti Paesi europei, come ad esempio Svizzera, Germania, Francia e Italia- dove hanno pianificato la strategia del terrore in collaborazione con personaggi come Rauti, Delle Chiaie, Vinciguerra, Cavallaro. L’attività ha attirato l’attenzione di un giudice di Milano: Guido Salvini, un uomo determinato e puntiglioso che non si ferma alle apparenze, deciso a scavare fin quando non riesce a dimostrare che Guérin-Sérac ha avuto un ruolo nella strage di piazza Fontana e fa riaprire il processo…

Andrea Sceresini, con uno stile avvincente ma asciutto che non cede mai alle sirene del sensazionalismo, mette in campo una potenza di fuoco documentale assolutamente inedita, approfondisce a livelli di dettaglio quasi infinitesimali le relazioni, i legami, i flussi di denaro, di armi, di uomini e di idee che hanno consentito il successo della strategia del “destabilizzare per stabilizzare” teorizzata dall’Aginter Presse e messa in atto attraverso la complicità di molti servizi di intelligence, infiltrando agenti provocatori tra i movimenti e partiti di estrema sinistra e attuando quella strategia della tensione che Internazionale Nera, dimostra essere iniziata all’inizio degli anni ’60 e non dei ’70 come si è sempre creduto. Da ottimo giornalista qual è, il freelance Andrea Sceresini rintraccia e fa parlare i protagonisti dell’epoca piuttosto che costruire teoremi; oppone l’evidenza documentale agli scetticismi e ai depistaggi e dimostra con una credibilità inoppugnabile l’esistenza di un’organizzazione politica di destra, che ha agito attraverso l’applicazione di tattiche terroristiche con un metodo scientifico e focalizzato. Il libro ricostruisce una trama più avvincente di qualsiasi thriller fantapolitico, trascina il lettore nei sotterranei bui del tempo e della Storia, mette una parola conclusiva solo su pochi interrogativi essenziali, ma ne fa sorgere molti altri che richiederebbero altre inchieste, altri libri, molti più giornalisti altrettanto determinati e coraggiosi.



 

 

 

 
 
 
 

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