Interruzioni

Interruzioni
La mamma le dice che non ha il diritto di scrivere sulla maternità, perché non è madre, è da presuntuosi voler trattare di cose che non si conoscono. Ma lei sostiene che essendo figlia conosce, è come parlare di fede… Sa benissimo perché la giornalista la guarda, vuole scoprire con quale mano lo ha colpito. È la destra, quella dove porta l’anello di lapislazzuli, quell’amuleto che la giornalista sta fissando con insistenza, forse domandandosi se è il regalo di un fidanzato, forse pensando che non ha il diritto di portare niente che abbia colori, allegria energia, di curarsi le unghie, dopo quello che ha fatto… Tiene gli occhi chiusi per non incrociare lo sguardo della madre, ma la sente, sente la sua angoscia, l’incredulità mentre è sul punto di litigare con l’infermiera. Il medico ha detto a sua mamma che non ce la farà, che è questione di poche ore, forse qualche giorno… Scrive a Giulia della storia sulla scelta del suo nome, di quanto è bello il giovane uomo a cui piace l’idea di diventare padre, di come la immagina, con gli occhiali d’osso su una faccetta da schiaffi, piccola e buffa. Intanto si accarezza la pancia, non la cerca, ma vorrebbe le fosse imposta, così come un dono prezioso…

Interruzioni è un libriccino che contiene quattro racconti firmati da Camilla Ghedini su personaggi che, in monologhi interiori o no, presentano il loro peculiare rapporto con la maternità. L’autrice vuole suggerire al lettore che non esista un innato “istinto materno” né vi sia un unico modo “giusto” di essere madre o figli. Ghedini vuole sfatare da pregiudizi e frasi fatte l’amore materno, ma la scelta di realtà così particolari ferma il lettore ai casi che sono raccontati, la prospettiva è limitata dall’eccezionalità dei comportamenti dei protagonisti dei racconti centrali e dalla superficialità nelle argomentazioni degli altri due. Il ritmo dei dialoghi/monologhi è incalzante, la narrazione è piana priva di crescendo, con finali senza sorprese; i personaggi, eccettuato nel secondo e terzo racconto nei quali le protagoniste hanno una definizione più accurata, sono scialbi, senza spessore e poco credibili. Un tema così profondo avrebbe necessità di un più ampio respiro, l’autrice si limita a uno sguardo sulla condizione di essere madre, sul desiderio o rifiuto, sulla fatica e le difficoltà di essere genitrice, pieno di ombre e incertezze.

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER