Intervista con la storia

Intervista con la storia
Ascoltare la voce della storia e raccontarla mentre ancora sta decidendo che strada prendere per cambiare il mondo.  È questo lo scopo di Oriana Fallaci quando nel 1974 pubblica questa raccolta di interviste. Armata di registratore, delle immancabili sigarette e della stoffa di una reporter di razza, la giornalista fiorentina si è confrontata con i cosidetti “grandi” della terra, conscia della possibilità di documentare, senza strumentalizzazioni retroattive e senza ideologismi, come accade per la storia antica, il costruirsi della realtà. Nel corso delle ventisette interviste la vediamo misurarsi in confronti accesi e duri con Arafat e Kissinger - l’intervista  a quest’ultimo rimbalzò sui principali quotidiani americani provocando l’ira dello statista americano che arrivò a rinnegarne alcune parti. È spietata mentre torchia, letteralmente, il capo della CIA William Colby; diventa solidale e ammirata davanti a Indira Ghandi e Golda Meir; gioca al gatto col topo con un degno avversario come Andreotti, mentre è defintivamente conquistata da Giorgio Amendola, uno dei pochi altri personaggi italiani presenti nella raccolta. È infine appassionata e battagliera nell’intervista a quello che sarà il suo compagno, Alekos Panaguils. Ed è sempre diversa, ma sempre uguale a se stessa, nei tanti altri incontri con le personalità che hanno segnato gli anni Sessanta e Settanta...
Caustica, ironica, dissacrante e totalmente immune alla deferenza servile che spesso ispira una personalità autorevole, la Fallaci correda le sue interviste con brevi ritratti dei suoi interlocutori; ritratti in cui non solo traccia un profilo biografico, ma ne mette a nudo l’umanità, le debolezze, la forza. Ci offre, contemporaneamente, un ritratto senza filtro del suo essere giornalista: la preparazione all’intervista, la passione con cui costruisce le sue domande che, mai scontate, mai banali, centrano sempre il cuore del problema, rivelando più di quanto chi risponde abbia voglia di dire. Una lingua tagliente, espressiva, una scrittura nitida e pulita, come ormai raramente siamo abituati a vedere, rendono ancora più vive e appassionanti queste interviste: la lettura è estremamente scorrevole ed è difficile staccarsi da questo libro, senza per altro aver voglia di leggere ancora e documentarsi su quanto viene raccontato. La Fallaci, indipendentemente dalle ultime evoluzioni ideologiche, che si condivida o meno il suo essere quasi sempre “contro”, si conferma in questo libro una delle più grandi penne del panorama non solo italiano, ma mondiale. Afferra il lettore e lo scuote, costringendolo a guardare una storia che non è più bidimensionale, ma pulsante di luci e ombre, impartendo a tutti coloro che leggono anche una lezione di vero giornalismo.

 

 

 
 
 
 
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