Intrigo sul lago dorato

Intrigo sul lago dorato

Genova, Laveno e Brissago (Lago Maggiore). Luglio 1932. La bella affascinante signora Messalina “Mina” Sailetto, vedova del pilota Brambilla e con il neonato Daniele in fasce, figlia del ricco imprenditore dei cantieri navali, è preoccupata per la scomparsa dell’amico ingegnere Guido Faini, in arrivo da Milano. Avvisa con apprensione il bravo commissario Saro Di Matteo, lucano, laureato in Giurisprudenza, promosso da poco, ancora da un affittacamere. Faini doveva andare a trovarla prima delle vacanze in frescura e stava collaborando a un progetto di piccolo motoscafo velocissimo e lussuoso, il “Sagitta Maris”. A Genova si lavorava sulla carena, l’ingegnere sulla motorizzazione, al cantiere sul lago a Laveno avrebbero poi realizzato e rifinito il tutto. Sembra che non si trovi più neanche il progettista, Torquato Maggiore, impegnato anche in altre attività sottoposte a segreto militare, scafi per vedette rapide. Dopo i primi successi in Liguria, a Saro hanno appena proposto il trasferimento a Roma, ma lì si trova bene ed è cresciuto un buon rapporto con i collaboratori, il maresciallo Canepa, il vicebrigadiere Baciccia, il giovane agente Orioli da promuovere a guardia scelta. L’indagine si presenta delicata e interviene subito la Regia Marina. Di Matteo viene convocato dal contrammiraglio e, poi, il Tenente di Vascello Piero Mormino informa la polizia che il commissario investiga ora insieme a lui per la marina, pur potendo continuare a usare i propri uomini. I due si spostano a Milano, dove Faini intratteneva una relazione con la dolce riservata Adele Mandelli, alta e (tinto) bionda, figlia degli imprenditori nautici che stavano costruendo il motoscafo, madre del turbato Billy. Diventa urgente capire meglio cosa sta accadendo sul lago, chi è vivo e chi è morto fra (sempre) troppe spie…

Eugenio Giudici (Rho, 1950) è giunto rapidamente a cinque volumi della Suite Di Matteo, questo è il quarto, tutti ambientati in luoghi diversi dell’Italia nord-occidentale fascista. La narrazione è in terza persona al passato, fissa sul commissario. Il titolo risulta un omaggio al famoso film On Golden Pond di Mark Rydell (1981) con Jane Fonda, Henry Fonda e Katharine Hepburn, dove un adolescente, Billy Ray, ha bisogno di un nonno affettuoso che lo prenda per mano e lo aiuti a diventare una persona responsabile. Qui è il sensibile commissario a farsene carico, riservando almeno altrettanta attenzione agli intrighi sulle diverse sponde del lago, quelli da giallo e spy-story, e alle proprie intriganti complicazioni, emotive e affettive. Colpiscono le dinamiche familiari nella magnifica Villa Jolanda dei Mandelli a Brissago: comportamenti sofisticati e disagi mentali, complesse relazioni fra e con fratelli o genitori, cortesi ambizioni e rivalità, personaggi a vario titolo sfuggenti. Il linguaggio tiene conto della datazione, dialoghi curati, descrizioni auliche. Lo stile è ordinato e pacato, condizionato dal carattere affabile e impulsivo di Saro. Ne vien fuori pure un affresco sulla geopolitica di quegli anni, i pericoli che si corrono nelle relazioni internazionali durante fasi di accelerato riarmo e di inutili Conferenze sul Disarmo (a Ginevra).



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