Introduzione alla psicoanalisi

Introduzione alla psicoanalisi
“Le novità contenute nella psicoanalisi (gran parte delle quali si pongono per di più in contraddizione con opinioni di lunga tradizione, ferendo sentimenti profondamente radicati) sono talmente tante che, ovviamente, a tutta prima sono destinate a suscitare avversione. Ma se si sospende il proprio giudizio e si consente che la psicoanalisi ci si presenti nel suo insieme, si potrà forse giungere alla persuasione che anche tale indesiderata novità è degna di essere conosciuta ed è indispensabile alla comprensione della psiche e della vita umana (Vienna, dicembre 1930)”.  Così Freud concludeva la prefazione alla traduzione ebraica della Introduzione alla psicoanalisi, pubblicata in tedesco ben tredici anni prima. Il libro conteneva i testi delle lezioni tenute dall’autore nei semestri invernali 1915-16 e 1916-17 ad un pubblico composto da medici e da “profani di entrambi i sessi”. L’opera mantiene in parte l’andamento discorsivo della lezione, ma questo, anziché penalizzarla, le conferisce una buona leggibilità anche da parte di un pubblico non specializzato. Tre sono le parti di cui il libro si compone: la prima tratta de “Gli atti mancati”; la seconda de “Il sogno”; la terza è una “Teoria generale delle nevrosi”. Nella introduzione Freud afferma che la psicoanalisi si sforza di colmare la lacuna che esiste tra disturbi psichici ed “affezioni organiche”: “essa vuole dare alla psichiatria il fondamento psicologico che le manca; spera di scoprire il terreno comune sulla cui base divenga comprensibile la convergenza del disturbo fisico con quello psichico”. La prima parte dell’opera tratta di qualcosa che non ha nulla a che fare con la patologia (o così pare): si tratta degli “atti mancati”. Questi ultimi, che sono oggi familiari a molti lettori perché ampiamente descritti nella Psicopatologia della vita quotidiana, “non esistevano” concettualmente prima di Freud. Si tratta di quelle azioni (o non azioni) che ormai vengono definite anche nel linguaggio comune come “lapsus freudiani”: vorremmo dire una parola e ce ne sfugge un’altra, e lo stesso ci capita nello scrivere o quando leggiamo; dimentichiamo qualcosa, ma solo temporaneamente, oppure collochiamo un oggetto in un luogo qualunque e lo “perdiamo”. La seconda parte del libro tratta del sogno, un fenomeno usuale, che anche le persone sane sperimentano, ed un processo psichico che avviene in condizioni del tutto differenti da quelle della veglia. Dopo una premessa sulla tecnica dell’interpretazione, Freud affronta il tema dei sogni infantili, quello della “censura onirica”, il simbolismo nei sogni, dando anche esempi di sogni e della loro analisi.  La parte terza (che contiene le lezioni tenute nel secondo anno accademico) è costituita dalla “Teoria generale della nevrosi” ed esordisce con la distinzione tra psicoanalisi e psichiatria, concludendo che non vi è contraddizione né incompatibilità fra le due, ma piuttosto un “complemento reciproco”. Nei capitoli successivi vengono analizzati il senso dei sintomi, le fissazioni ai traumi,  il fenomeno della rimozione, lo sviluppo della libido e le caratteristiche della sessualità umana, i fenomeni di regressione e di angoscia, il narcisismo, la differenza tra la terapia ipnotica e quella psicanalitica…
Freud (1856 – 1939), nato tre anni prima che Darwin pubblicasse L’origine delle specie e morto nella stesso anno in cui Sartre pubblicò La nausea ed Hitler invase la Polonia, attraversò quasi un secolo di profondi mutamenti politici e culturali in Europa e nel mondo ed intravide gli orrori del nazismo (tra l’altro, nel 1933 i nazisti bruciarono i suoi libri a Berlino e nel 1935 gli psicanalisti ebrei tedeschi furono costretti a dimettersi dalla Società psicanalitica). La sua concezione della psiche umana ha forgiato profondamente il modo in cui l’uomo contemporaneo pensa se stesso e le proprie relazioni personali e sociali, anche in termini di potere e libertà. Michel Foucault scrisse del metodo psicanalitico freudiano: “È l’onore politico della psicoanalisi - perlomeno in quel che ha potuto avere di più coerente – d’aver sospettato che poteva esserci qualcosa di irrimediabilmente proliferante in questi meccanismi di potere che pretendevano controllare e gestire il quotidiano della sessualità.[...] La psicoanalisi deve a questo di essere stata – tranne qualche eccezione e per l’essenziale – in opposizione teorica e pratica con il fascismo” (in La volontà di sapere).

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