Invasioni

Invasioni

“Sera di tempesta a Pozzallo. Di mare e di pensieri. Di inquadrature, di volti. Di passato e presente. Volti che partono. Di ieri per Assab, di oggi dalla Libia: ieri per Massaua, oggi da Tripoli. Ieri per Zuwara, oggi per Lampedusa. Migranti. Navi e colonizzatori, vittime e razziatori, pietà e sterminio”. Accampato in una tenda canadese sulla spiaggia di Pozzallo nella Sicilia meridionale, dove sono avvenuti sbarchi di migranti, un uomo attende nuovi arrivi dal mare e medita sul passato. Vuole radicare il racconto delle guerre coloniali italiane, che si appresta a scrivere, in un luogo del presente affacciato sul Mediterraneo, da sempre mare di scontri, di incontri e di viaggi: un tempo i colonizzatori italiani verso l’Africa, ora i migranti che approdano alla ricerca di speranze e di salvezza. Uno scambio incessante al di là del tempo, quasi un contrappasso. Perché il desiderio di “un posto al sole” era nei sogni italiani, agli albori dell’Unità, pur con tutte le cautele che imponevano i rapporti diplomatici con le agguerrite cancellerie europee. L’Aida di Verdi, composta per celebrare l’apertura del canale di Suez e rappresentata prima (nel 1871) al Cairo e poi alla Scala di Milano l’anno successivo, incarnò il nuovo e composito spirito degli italiani: sogni imperialisti e guadagni per industriali e borghesi, nuove terre da abitare e coltivare per il popolo che sognava la sconfitta eterna della fame. L’appetito coloniale dell’Italia si volse dunque, con enfasi e qualche fortuna, al corno d’Africa. La sconfitta di Dogali del 1887 però fu molto amara, anche per il suo costo altissimo sia in termini economici che di vite umane. Tuttavia già agli inizi del Novecento nuove avventure coloniali erano nell’aria e questa volta si guardava alla Libia: una canzonetta, Tripoli bel suol d’amore, fu importante, diffusissimo strumento di propaganda…

Enzo Antonio Cicchino, scrittore e regista, ha lavorato come assistente alla regia con i fratelli Paolo e Vittorio Taviani e con Valentino Orsini e può vantare al suo attivo la realizzazione di film e documentari ad argomento storico per la RAI, tra i quali le celebri e notevolissime trasmissioni La grande storia di RAI3 e Mixer, con Gianni Minoli, di RAI2. In questo volume, scritto con la lingua spigliata ed efficace della conversazione ‒ a volte ‒ e del romanzo ‒ sempre ‒, e tuttavia coerentemente e accuratamente argomentato come un saggio, è confluita moltissima documentazione raccolta proprio per la produzione di un documentario del ciclo de La Grande Storia (Raitre). Il libro, inoltre, contiene interviste esclusive ad Annamaria Cancellieri, Raffaele Squitieri e Salvatore Marino, poi allo storico Mauro Canali, infine ai rimpatriati dalle colonie e ai loro discendenti, raccolte presso AIRL (Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia da Gheddafi): rimpatriati che esprimono il loro smarrimento, perché, espulsi dalla terra in cui vivevano, sono spesso visti come estranei dai connazionali, nella patria d'origine. Il concetto di straniero è complesso, dato che non sempre alla certificazione sancita dai documenti corrisponde il sentire interiore, della mente e del cuore. In qualche caso, il destino dei coloni, al momento del rientro Italia, non fu molto diverso da quello dei migranti di oggi; in attesa di trovare una dignitosa destinazione (città, casa, lavoro) vennero infatti sistemati in campi di raccolta. Campi simili a quelli predisposti per i migranti che sbarcano oggi in Italia, alcuni da ex colonie italiane ‒ e chissà se i loro padri odiarono gli invasori, o li accettarono con fatalismo muto? ‒, ma i più dal centro Africa, terra di grandi ricchezze e di governanti corrotti, affamatori dei popoli. Storia e storie grondano ingiustizia e sangue. E noi vorremmo poter continuare a rimuoverle. Vorremmo che tutto fosse solo un romanzo.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER