Inverno alla Grand Central

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Un homeless fruga disperatamente tra le coperte con le quali ha tappezzato il cunicolo cieco di cemento nei sotterranei della Grand Central Station di New York nel quale vive, alla ricerca di un qualche oggetto con cui pressare il crack nella pipetta prima di fumarselo. Cristo, eppure era qui... ecco, ecco: le sue dita toccano un qualcosa di affusolato, un piccolo cilindro di legno che fa proprio al caso suo. E' una matita. Perfetta per il crack, certo. Ma pur sempre una matita, nata per scrivere. E allora perché non scriverci, visto che la lettura e la scrittura sono sempre stati una parte importante della sua vita? Le parole prima affiorano faticosamente, poi sempre più veloci, si affollano addirittura sulla punta della matita sgomitando per venire fuori... E allora quell'homeless newyorchese, che si chiama Lee Stringer, racconta a un quadernetto smilzo pieno di cancellature e note a margine la sua vita: gli inizi come copywriter pubblicitario all'alba degli anni '80, i problemi economici e professionali dovuti alla scomparsa prematura e improvvisa del socio d'affari, la depressione farcita di sensi di colpa seguita alla terribile agonia e alla morte - probabilmente per una nuova malattia chiamata AIDS - del fratello Wayne, l'alcol, la scoperta della droga che si mangia tutti i suoi soldi, lo sfratto subito senza troppo dolore, il passaggio alla vita di strada con i suoi riti, i suoi segreti, le sue leggi. Fino a quella matita, che riaccende la scintilla della scrittura, che porta Lee a Street News, il giornale di strada appena fondato e che offre una chance di guadagno e di lavoro a chi non ne ha una da troppo, troppo tempo...
Se la guardi dai sottoscala della metropolitana, dalle finestre dei dormitori e delle mense per poveri o semplicemente dai marciapiedi, una città è molto diversa da quella delle cartoline o dei film, e anche da quella attraversata ogni giorno da milioni di persone 'normali'. L'angolazione conta, eccome. Questione di tempi, di relazioni, di odori, di pensieri differenti. Cose che se sei uno che sa scrivere, che scrive di mestiere, riesci forse anche a raccontare. Sempre se qualcuno o qualcosa te ne fa venire la voglia e soprattutto te ne dà la possibilità: cosa che a Lee Stringer è successa grazie a Street news, il folle ma geniale progetto di Hutchinson Persons che alla fine degli anni '80 ha dato voce (e sussistenza, e dignità) a centinaia di homeless americani. La storia di Stringer si differenzia da quella di Chris Gardner e del suo La ricerca della felicità - alla quale spesso viene paragonata - per tre fattori sostanziali: il protagonista di Inverno alla Grand Central Station non vive la sua 'caduta' sociale come un'ossessione, ma quasi con sollievo, il sollievo di chi non deve più combattere contro i mulini a vento dell'affitto da pagare, del lavoro quotidiano, e preferisce abbandonarsi alla corrente per essere portato chissà dove, alla deriva. In secondo luogo c'è il fattore-droga: qui abbiamo un relitto umano che gradualmente ritrova se stesso e la lucidità, là avevamo un manager brillante macinato da meccanismi economici grotteschi con figlio a carico, caduta esistenziale contro caduta sociale. Tertium, il ruolo salvifico della scrittura: attraverso il lavoro come narratore e articolista prima ed editor poi a Street News, Lee Stringer si redime, si ritrova e raggiunge il successo, mentre Gardner sfrutta il boom della Borsa degli Eighties, massimo rispetto ma non esattamente la stessa cosa. Lo stile di scrittura è semplice ma tutt'altro che stilizzato, con improvvisi guizzi di classe e frasi fulminanti che fanno intravedere il talento del pubblicitario che fu. Reportage di denuncia sociale contro gli orrori del reaganismo, percorso iniziatico agli inferi e ritorno, apologo sull'abuso di sostanze, vademecum per aspiranti giornalisti o semplicemente libro magnifico, Inverno alla Grand Station - pubblicato con colpevole ritardo in Italia ma finalmente pubblicato - sa emozionare e commuovere senza effetti speciali. Se una notte d'inverno un homeless.

Leggi l'intervista a Lee Stringer

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