Inverno rosso

Inverno rosso
Dicembre 2009. È una Torino fredda e innevata, quella in cui diversi clochard perdono la vita. Sembrano normali decessi per assideramento, dovuti ad un inverno rigido come non mai. Ma in realtà c’è qualcuno che li sta uccidendo: Alfredo, Aldo, Anselmo. E poi ci sono i cinque moldavi bruciati in un vagone. Troppi e in troppo poco tempo. Werner Harteinstein, ex agente del KGB giunto in Italia dalla Germania est dopo il crollo del muro di Berlino, ha capito che c’è qualcosa che non va. Lui conosce le strada e le sue dinamiche; lui in strada ci ha vissuto per un po’ di tempo e ha intuito che a Torino si aggira un killer. Anche lui lo è stato un tempo ma poi si è redento. Si è salvato, anche grazie all’aiuto di Alfredo, una della vittime. Per questo Werner si mette sulle tracce dell’assassino. Ma non sa che il passato è venuto a bussare alla sua porta…
Terzo romanzo dello scrittore torinese Luca Rinarelli, Inverno rosso è un noir  urbano, metropolitano, ambientato in una Torino che vive una grave crisi economica e sociale, e che sembra aver perso ogni punto di riferimento. È qui che un killer inizia a mietere vittime tra i barboni, tra coloro che vittime già lo sono, “eternamente in guerra contro il freddo la fame e l’indifferenza della gente”, come nota Enrico Pandiani nella prefazione. Ed è qui che Werner Harteinstein fa i conti con un presente in cui sopravvive e con un passato che è difficile dimenticare, e che chiede quotidianamente il suo tributo di ricordi e sofferenza. Tutto questo Luca Rinarelli lo racconta con una scrittura ritmata, personalissima, intima, che raramente concede pause e che è diventata un vero marchio di fabbrica dell’autore; una scrittura che si arricchisce di colori, odori, sapori, suoni, sensazioni, emozioni, sinestesie, e che trova giusta rappresentazione nelle evocative illustrazioni di Marco Martz. Una scrittura, infine, che costringe il lettore a porsi delle domande, lo strattona con la forza della parola e gli lascia un vuoto allo stomaco. Un vuoto che Werner riempirebbe, neanche a dirlo, con un bel bicchiere di vodka ghiacciata. Anche d’inverno.

Leggi l'intervista a Luca Rinarelli

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