Invictus

Nel 293 d. C. Costantino è solo un ragazzo dalle gambe lunghe e dallo sguardo rassegnato. Ha chiesto al padre Costanzo cento volte durante il viaggio quando arriveranno alla loro destinazione, Nicomedia. E il padre lo ha rabbonito centouna volta: quando il ragazzo vedrà Nicodemia “la splendente” la riconoscerà, perché di sicuro non ha mai visto nulla del genere finora. Intanto le stazioni di posta lungo la strada si susseguono tutte uguali: viaggiatori stanchi e sporchi, vino scadente, odore pesante di zuppa. Ah, e naturalmente le donne: fianchi larghi, lineamenti volgari, parole esplicite. Non ce n’è una che non proponga a Costanzo di consegnarle il figlio per una notte “per farlo diventare uomo”, e a tutte il padre oppone un garbato rifiuto. Costanzo è un duro, un guerriero. Ma anche un uomo gentile, che sa stare al mondo. Ha fatto una brillante carriera da ufficiale e quando ha contribuito a cacciare l’usurpatore Caurasio dalla Britannia l’imperatore Diocleziano l’ha nominato Cesare, signore delle Terre del Nord. Ma quell’onore immenso ha avuto anche un retrogusto amaro: nella struttura dell’Impero Romano, la Tetrarchia, i Cesari succedono agli Augusti, e quindi a Costanzo è stato fatto capire chiaramente che il legame con Elena, bionda contadina illirica e madre di Costantino, era poco consono per un uomo del suo rango. Diocleziano ha “suggerito” di sposare Teodora, figliastra di Massimiano, Augusto d’Oriente, e all’imperatore non si dice di no. Mai. Costanzo ha obbedito: Costantino è cresciuto solo con la madre, con l’appellativo di “bastardo” che gli pesava sul cuore come un macigno. Finché il padre non lo è venuto a prendere, ha parlato a lungo con Elena e non lo ha fatto salire su un cavallo. Destinazione Nicomedia, dove Costanzo lo abbandonerà una seconda volta. Ma affidandolo a Diocleziano, il rude dalmata che si è conquistato l’Impero con la spada e che lo vuole addestrare al comando e alla guerra. Per Costantino sta per iniziare una nuova vita…
Dopo aver scandagliato gli angoli bui della Storia italiana dal Dopoguerra in poi, Simone Sarasso spicca un salto molto più coraggioso di quanto non si creda: dedicarsi alla narrativa mainstream con un romanzo storico che narra la giovinezza e l’ascesa al potere di Costantino, una delle figure più importanti e controverse della Storia romana. Tutta la complessità della sua vicenda umana e del suo regno – l’infanzia vissuta ai margini, la brillante carriera militare in giovinezza, il complotto politico per marginalizzarlo, la guerra civile contro Massenzio, il rapporto con il Cristianesimo – viene resa con semplicità ed efficacia. Il registro narrativo scelto è abbastanza insolito nel panorama del genere: bando alle cupezze e alla violenza dei romanzi con protagonista Andrea Sterling, siamo dalle parti del grande romanzo d’avventura, non mancano addirittura svisate comiche e la descrizione della violenza non è mai autoindulgente. La scelta doppiamente coraggiosa di Sarasso è stata premiata da un ottimo riscontro di vendite e dalla conquista di fette di pubblico nuove (per esempio gli adolescenti). Un eccellente risultato per questo appassionante apologo sul potere, un po’ fracassone e un po’ intimista.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER