Io, Agrippina

Io, Agrippina

Roma caput mundi. L’impero del mondo occidentale più duraturo ed esteso geograficamente della Sstoria, metro più, metro meno. Ce lo racconta niente di meno che una donna. Un caso da ricordare, visto che la corte imperiale non riservava certo con piacere uno spazio a figure femminili, o almeno non tale da lasciar loro descrivere e amministrare uno stato di così vaste e dimensioni e differenti nazionalità. Ma Agrippina, detta la minore per differenziarla dalla madre, non è una donna qualunque. È sorella di Caligola e madre di Nerone, tanto per dire. Esiliata dal proprio fratello, amata sin da giovane dall’esercito, vero ago della bilancia nella lotta per la supremazia politica, odiata ed avversata ma poi persino nominata Augusta dal Senato e reggente del regno quando Nerone non era il pericolo pubblico passato poi alla storia ma un semplice bambino. Un vero personaggio, al centro inoltre di quella lotta senza quartiere che gravò sul regno fra la gens Giulia e la gens Claudia, ovvero le famiglie più ricche, influenti e potenti di Roma. Sarà proprio il matrimonio fra lei e lo zio Claudio a portare un poco di pace e a far prosperare ulteriormente l’impero. Dunque non solo una abile politica, ma anche l’incarnazione stessa del potere in una versione femminile, inusuale ma non per questo meno emblematica…

Vasto ed affollato, coinvolgente e variopinto, il saggio romanzato messo in opera da Andrea Carandini. La interessante strutturazione parte dalla narrazione in prima persona della protagonista indiscussa della vicenda raccontata, una donna capace di assorbire i colpi ma anche di vendicarsi ed infliggere sconfitte mortali. Certo, non è sempre facile seguire le sorti dell’impero pagina dopo pagina, anche per l’attitudine romana a dare ai propri figli sempre gli stessi nomi, forse in questo lo storico si è fatto prendere la mano rendendo spesso ardua per il lettore una corretta visone dei fatti, delle alleanze e delle parentele. Ma resta un'opera davvero molto interessante e affascinante, sebbene meno lineare di romanzi storici ambientati nel cuore dell’impero romano come Augustus di Williams o Giuliano di Gore Vidal. Rimane la netta sensazione che al di là delle innumerevoli battaglie sul campo, spesso vinte, la vera storia e spiegazione della grandezza (e al tempo stesso della fragilità) dell’impero romano sia più comprensibile se si conosce l’incredibile ed infinita trama di intrighi ed intrallazzi che si tessevano a corte, dove si era capaci anche di accusare e tradire i propri consanguinei più stretti pur di mantenere la propria posizione o di ottenerne una più vantaggiosa. Sullo sfondo poi il sottobosco del potere fra faccendieri, opportunisti, millantatori: una commedia umana dalle tinte tragiche, dove la morte e il tranello sono sempre dietro l’angolo.



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