Io, la Divina

Io, la Divina

Il nome lo sceglie il nonno, in onore dell’adorata Sarah Bernhardt. Quando ha cinque anni, la piccola ripete parola per parola le sue storie. A tredici anni viene trasferita da una scuola cattolica femminile a una dove la sua prima lingua sarà l’inglese. Prima del suo arrivo, sono tutti maschi. Lei è una sorta di cavia. È il 1973, un anno strano: si taglia i capelli - il che fa impazzire la sua matrigna - e l’esercito libanese perde la ragione e inizia i bombardamenti. Lei nel frattempo si fa la nomina di “stravagante”, cosa per cui la gente incolpa ingiustamente la madre. Le sorelle sono normali. Le sorellastre sono più normali del normale. Salvo il fatto che è omosessuale, il fratellino è probabilmente il più normale di tutti. È lei quella strana…

Delicato e intenso, il romanzo conferma la felicità della vena narrativa di chi ne è l'artefice: ancora una volta infatti Rabih Alameddine mette in scena la commedia di una vita, dall’infanzia alla maturità, con gioie e dolori. Tutti i capitoli hanno il numero uno, come sottolineato dal titolo in lingua originale (I, the Divine: a novel in first chapter), perché ognuno è un'istantanea, una variopinta tessera di mosaico, un nuovo inizio e un frammento d'insieme. Benché incentrato su una figura principale, la protagonista dalla voce limpida, che racconta la sua storia senza veli, consacrata nel nome a una delle più importanti dive della storia, ha una dimensione corale. Gli ambienti, il mondo, la realtà, anche agitata dalla guerra fratricida: ogni aspetto è caratterizzato con cura certosina, e il lettore si ritrova non solo ad ascoltare Sarah, ma a viverci insieme.

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