Io non mi tingo

Io non mi tingo
Dopo un soggiorno nella comunità spirituale di Lily Dale – un “parco giochi” del misticismo non troppo distante dalla materialissima New York – la giornalista Anne Kreamer invece di riscoprire se stessa ed il suo mondo interiore si accorge, galeotta una foto, che il suo colore di capelli è decisamente finto! Anne parte da questo presupposto estetico, in apparenza futile, per operare una vera e propria rivoluzione nella sua vita: schiava della tinta per capelli fin dall’adolescenza, decide di liberarsi dalle catene del “coiffeur a tutti i costi” per ritornare nature, cioè alla chioma 'sale e pepe'. Uno stravolgimento che non coinvolge soltanto l’aspetto di Anne ma che la porta a riflettere sul ruolo e la condizione della donna attraverso gli anni, e a trasformare la sua scelta di look in una vera e propria inchiesta sociale e storica. Mentre recupera il suo grigio originale la Kreamer registra le reazioni dei suoi familiari (marito interdetto, figlie entusiaste), delle sue amiche (alcune inorridite, altre solidali), ma anche di gente conosciuta occasionalmente attraverso il web e soprattutto del popolo maschile, legato meno di quel che si crede al linguaggio dei capelli…
Anna Kreamer trasforma in un romanzo la sua personale esperienza di cambiamento fisico: nell’era delle forzate delle plastiche e delle drogate di botox è così difficile per una donna recuperare un aspetto naturale? Con una buona dose di autoironia e uno spirito di osservazione ed indagine assai spiccato l’autrice sperimenta sulla sua pelle tutti gli stereotipi legati alla femminilità e dimostra che faticosamente è possibile uscire dall’allettante ma vorticoso tunnel della tinta per capelli. Molti – anche troppi per chi non conosce così a fondo la società USA - sono i riferimenti all’America ed alla sua cultura passata e contemporanea: la Kreamer cita a pioggia telefilm, pubblicità, programmi TV, registi e scrittori, legati alla sua realtà di donna newyorchese dell’upperclass, dando vita ad un saggio socio-culturale a tratti davvero interessante. In fondo, come dice una delle amiche di Anne scomodando Freud, in uno dei passi più divertenti del libro “Tutti abbiamo tre facce tra cui ci barcameniamo: il nostro vero aspetto (il nostro es), l’aspetto che pensiamo di avere (il nostro io), e quello che crediamo che gli altri pensino sia il nostro aspetto (il nostro super io)”. Sacrosanta verità. Per mostrare i propri capelli bianchi, insomma, ci vuole una buona dose di coraggio, una forte personalità ed anche un certo background culturale, oppure semplicemente non si hanno i soldi per frequentare tutte le settimane il salone di bellezza. Questione di punti di vista. La recensione finisce qui. Devo andare. Ho un appuntamento inderogabile con il mio parrucchiere.

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