Io, prigioniero in Russia

Io, prigioniero in Russia
Nel 1942, ad appena venti anni di età, un giovane abruzzese di Intermesoli, provincia di Teramo, viene strappato dalle sue montagne e viene spedito di forza a combattere per l'esercito italiano, Divisione alpini Julia - Battaglione L'Aquila, nella disastrosa campagna di Russia, sulle sponde del placido fiume Don, in prima linea, dove vengono combattute le battaglie più sanguinose e cruente del fronte orientale. Dopo un poderoso attacco sovietico, l'armata italiana soccombe e il giovane abruzzese viene fatto prigioniero. La vita nei campi di prigionia è oltre ogni immaginazione e i giovani italiani sono costretti a lunghe marce sotto la nave battente, definite “Davaj!”, che mietono molte vittime. L'unica via di salvezza è fornita dalla bontà delle madri russe, che impietosite da questi nemici della stessa giovane età dei giovani figli forniscono loro un po' di cibo e bevande calde durante le estenuanti camminate. Il giovane alpino si ritroverà quindi a passare dal campo di concentramento di Tambov all'ospedale di Bravoja, fino ai campi di cotone di Taskent, in Kazakhstan. L'agognato ritorno a casa avverrà solo quattro anni dopo...
Il giovane alpino abruzzese protagonista di questo diario molto avventuroso non è altro che Alfonso Di Michele, padre di Vincenzo, autore del volume in questione. Io, prigioniero in Russia è già arrivato all'ottava edizione con oltre 30.000 copie vendute. Il libro è nato dall'esigenza del figlio di raccontare la terribile esperienza del padre in guerra, dando vita a tutte le terribili immagini che l'alpino ha vissuto sulla propria pelle combattendo al fronte. Una memoria diretta e precisa quindi, che si arricchisce della testimonianza ulteriore di Dante Muzi, un compagno di prigionia del padre dell'autore. Il diario di Alfonso Di Michele non significa comunque solamente guerra. Viene presa in esame infatti anche l'infanzia del giovane militare, regalando al lettore così uno splendido affresco dell'Italia rurale a cavallo tra le due guerre mondiali. Il resoconto storico è impeccabile e ha uno stile cronicistico che svela le radici di un giornalista di razza come Vincenzo Di Michele. Un'altra pagina oscura della storia italiana raccontata magistralmente dall'autore abruzzese che per quest'opera ha ricevuto il celebre premio alla memoria storica “Nomentum” e dalla quale  probabilmente molto presto verrà ricavata una sceneggiatura cinematografica. 

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