Io so perché canta l’uccello in gabbia

Maya ha otto anni. Ci sono cose che non riesce a ricordare. Ricordare quella poesia, per esempio. Ma in realtà è irrilevante. I bambini della chiesa episcopale metodista nera la prendono in giro perché ha poca memoria, e lo farebbero comunque. E sentirsi fuori posto per una bambina nera nel Sud è come la ruggine sul rasoio che il tuo aggressore ti punta alla gola: un insulto superfluo, ulteriore e di troppo, una cattiveria gratuita. A Stamps, Arkansas, Maya vive da quando ha tre anni, e suo fratello quattro. Abitano con la nonna paterna da quando i genitori hanno deciso di porre fine al loro disastroso matrimonio e il padre ha spedito i figli a casa di sua madre. Come migliaia di altri bambini neri d’America, impauriti, sono stati mandati via da soli per raggiungere quel Sud che almeno non aveva mai fatto nessuna promessa ai neri, a differenza del Nord che poi se le è rimangiate e degli stati comunque almeno in teoria più evoluti. La nonna ha un emporio, frequentato da tanti onesti e poveri lavoratori, che, come lo zio storpio, devono mettersi ogni volta in fuga nascondendosi persino fra gli escrementi di gallina quando le squadracce del Ku klux Klan fanno le loro incursioni…

Importante. E bello. Bello per dire bello. E non è nemmeno lontanamente sufficiente. Maya Angelou è tuttora, benché sia morta lo scorso anno, la voce letteraria afroamericana per eccellenza, insieme a Toni Morrison. Ha ricevuto nel 2011 il Premio per la Libertà, la più alta onorificenza civile statunitense, dalle mani di Barack Obama, la cui elezione, forse, si deve anche a persone come lei. Perché con la sua scrittura così densa, vorticosa, meravigliosa e allo stesso tempo asciutta ha saputo raccontare un mondo terribile senza per questo trascendere nell’elemento patetico, ma anzi evitando come la peste la retorica. Eppure la storia dei diritti civili delle minoranze e la battaglia per l’uguaglianza è tema che si presta al mito, ma purtroppo le violenze e i soprusi non sono favole o leggende, bensì una drammatica realtà. Maya Angelou racconta la sua storia, la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua vita e il suo romanzo di formazione, tra bene e male: ed è significativo che questo splendido titolo sia stato pubblicato per la prima volta nel 1969, proprio nell’anno crocevia - nel mondo - per le rivendicazioni sociali.



 

 
 
 
 

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