Io sono Cesare

Gaio Ottavio ha diciotto anni quando, durante il suo soggiorno ad Apollonia, viene raggiunto dalla notizia della morte del prozio, l’imperator Gaio Giulio Cesare. E nonostante la sua giovanissima età, si trova già a dover compiere una scelta difficile che peserà sulla sua intera vita e quella dei suoi cari: riconoscere o meno il testamento del parente. Non è, nonostante quello che potrebbe sembrare, una questione semplice: accettare il testamento vuol dire ammettere “l’erede di Cesare sono io”, e quindi implicitamente diventare un bersaglio per chiunque voglia prendere il posto del sovrano ucciso. Ma Gaio Ottavio accetta. Consapevole che il prozio gli ha lasciato qualcosa di preziosissimo: un documento, un legato, un lascito. Uno scritto segreto, una sorta di memoriale con i ricordi della sua vita, la vita di un condottiero e di un vincitore, insieme alle “istruzioni” su cosa fare in caso di morte improvvisa. Ed ecco che la vita di Giulio Cesare si sovrappone a quella di Gaio Ottavio. E Giulio Cesare era consapevole di discendere da re e imperatori. Non era un atto di superbia, affatto: da parte materna, la linea familiare risaliva al leggendario re Anco Marzio, mentre da parte dei padri i Giuli prendevano il nome da Iulo, figlio di Enea figlio di Venere. Insomma, una stirpe di vincitori…

Cristoforo Gorno è volto not(issim)o di tante trasmissioni Rai, programmi e magazine di diffusione culturale mainstream: ed è per questo che stupisce ben poco il fatto che voglia confrontarsi con la forma del romanzo, per di più storico, ma “nascosta” – per così dire – e anzi mascherata da biografia romanzata. Brillante divulgatore di vicende antiche che si legano col mito, Gorno ha felici intuizioni per quanto riguarda la forma narrativa: un romanzo in prima persona che a tutti gli effetti assume le sembianze di una biografia avventurosa. Dove perfettamente amalgamate troviamo miti e leggende, storie antiche e trascrizioni, insomma tutto quell’affascinante mondo latino-romano che si studia di sfuggita nei primi anni di scuola ma rimane impresso per grandeur innata e si ritrova poi un po’ dappertutto; Gorno lo descrive con una novizia di particolari che lascia pensare a parecchie libertà narrative, ma poco importa. Perché fin dalle prime pagine Io sono Cesare si presenta come un romanzo aperto a tutti che però vuole essere divulgativo, mai volgare né sopra le righe. Eppure, se in queste caratteristiche risiede il pregio migliore (la correttezza, la fluidità, la scorrevolezza), nelle stesse pagine risiede qualche dubbio, che viene da un’ingenuità forse eccessiva, perdonata però da una scorrevolezza estrema e dal piacere di una lettura che accompagna il gusto raffinato dell’erudizione alla volontà di voler porgere, alla portata del pubblico più mainstream possibile, un personaggio complesso come Cesare -spesso altrove sottovalutato e trasformato in macchietta- e la relativa storia che sono alla base di praticamente buona parte della cultura classica di oggi.

LEGGI L’INTERVISTA A CRISTOFORO GORNO



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