Io sono quello di sinistra

Il piede sinistro – e no, Christy Brown, Daniel Day Lewis e compagnia cantante non c’entrano nulla – calza il 43, il destro il 45: certo, non è una stranezza, né tantomeno una complicazione, da poco. Non fosse altro per quando bisogna comprare le scarpe… È la prima cosa che il protagonista di questo romanzo nel romanzo, che si apre con vari possibili titoli, e che è un giallo in cui si sa da subito chi sia l’assassino, come negli episodi del Tenente Colombo, dice. Siamo a Roma, nel commissariato di San Basilio, il giorno dopo la morte di Daniela Terzoni. Che in realtà si chiami Daniela ancora non è stabilito: l’autore ci tiene a sottolineare infatti, in tutte le annotazioni in maiuscoletto che punteggiano il racconto, come se fossero didascalie di una sceneggiatura, che i nomi scritti in corsivo e sottolineati non sono ancora sicuri. Di certi ci sono solo quelli di Antonio Valente, Massimo Quinti e Gianfranco Castellano. Valente è l’assassino. La Terzoni è la moglie. Quiriti è l’avvocato di Valente. Castellano è il commissario. E poi c’è Jazz. Il cane della Terzoni. Valente ammazza anche lui, prima della moglie, la mattina stessa, con un po’ di fatica, sbarazzandosene subito dopo: sarebbe stato un ostacolo per la messa in scena. Così come gli danno filo da torcere i suoi piedi di misure diverse, che decidono di diventare autonomi l’uno dall’altro…

Romano, dottore in geografia, critico e fotografo dallo sguardo sensibile e acuto che si ritrova anche nella sua prosa, che immortala l’istante con icastica prontezza, Amedeo Vitale è artefice di un libro che ha numerosi livelli di interpretazione, così come non mancano le chiavi di lettura e le particolarità: da un lato infatti coinvolge il lettore nel vero e proprio processo di creazione, poiché il testo viene proposto come un continuo work in progress, in cui si modificano dettagli, si aggiungono via via sfumature e caratterizzazioni, dall’altro in una prosa quasi pirandelliana o gaddiana, in un giallo, un uxoricidio, del quale sappiamo già tutto o quasi sin dall’inizio – ma alla fine l’agnizione non è così importante - sennonché attraverso il tempo scopriamo sempre nuove connotazioni, come se vi fosse un continuo risorgere di un amore malato che si persevera a distruggere. I personaggi sono dunque volutamente sfumati, persino contraddittori: è facile dunque empatizzare con loro, anche con i peggiori, i soli di cui conosciamo qualche particolare in più sono gli “investigatori”, ossia un giovane penalista e sua moglie, che conducono insieme quasi come un ulteriore passatempo l’inchiesta.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER