Io sono un’arma

Io sono un’arma
David Tell è un ragazzo come gli altri ma con qualcosa in più: una volontà di ferro che lo porta a intestardirsi finché non riesce a raggiungere il suo obiettivo. Non c’è niente che possa farlo desistere dal suo target e quando si è messo in testa di voler diventare un marine non intendeva semplicemente entrare a far parte dell’esercito degli Stati Uniti, ma voleva proprio entrare a far parte dei Marines, i tipi tosti, quelli che vengono chiamati in causa nelle situazioni ad alto rischio. Sapeva che sarebbe stato davvero difficile ma, come detto, lui non è uno di quelli che mollano facilmente…
Dal durissimo allenamento al sangue del campo di battaglia, David Tell - pseudonimo usato dall’ignoto autore - fa immergere il lettore in una realtà che si può facilmente immaginare ma difficilmente conoscere fino in fondo. Siamo spesso abituati, grazie ai film e ai reportage televisivi, a immaginare i Marines come degli eroi pronti a tutto, l’elite dell’esercito, ma troppo spesso si rimane prigionieri di questa retorica mistica e si tende a dimenticare come essi  vengano formati, addestrati e preparati a diventare dei veri e propri killer. Dalle vessazioni psicologiche alle più ardue prove fisiche, questi uomini vengono svuotati della loro identità e si trasformano in autentiche macchine da guerra, leali e fedeli esclusivamente al proprio corpo e, conseguentemente, alla propria patria. La narrazione di Tell è lineare, efficace e a tratti sorprendente per gli aneddoti raccontati ma tendenzialmente un po’ troppo ripetitiva per appassionare fino in fondo. Ridurre sensibilmente la parte dedicata all’addestramento avrebbe senz’altro dato più brio a una vicenda di per sé molto intrigante ma non sufficiente a giustificare un libro di oltre seicento pagine.

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