Io uccido

Io uccido

“Io uccido”: con questa promessa inquietante uno sconosciuto conclude un’allucinata telefonata in diretta a Jean-Loup Verdier, dee-jay di punta di una trasmissione notturna in onda su Radio Monte Carlo. La promessa viene mantenuta puntualmente con due cadaveri, trovati con la pelle del viso completamente asportata, capelli compresi. Frank Ottobre, detective dell’FBI, temporaneamente in congedo e occasionalmente in Costa Azzurra per rimettere insieme i pezzi della propria vita, affianca nelle indagini l’amico Nicolas Hulot, commissario della Sûreté Publique. Quel caso rischia di infangare l’immagine dorata del Principato e richiede il massimo schieramento di forze. Ma oltre che con l’assassino, Frank deve fare i conti con un colonnello americano, un pezzo da novanta, consigliere militare del Presidente degli Stati Uniti: sua figlia è stata una delle due prime vittime, e lui è del tutto intenzionato a farsi giustizia da solo. Mentre la polizia cerca di venire a capo del delitto, la voce misteriosa che anticipa il macabro rituale dei corpi scorticati si ripete. Ancora e poi ancora. Il serial killer è astuto, inafferrabile, e gli indizi musicali che dissemina di volta in volta servono solo a far capire le sue mosse quando ormai è troppo tardi. Ma proprio la passione maniacale per la musica lo spinge a commette un errore...

Al suo esordio nel thriller, Giorgio Faletti fa centro con quasi settecento pagine ben scritte e - è il caso di dirlo - ben orchestrate su una partitura ricca di riferimenti al rock, al blues e al jazz. Procede per piccoli e continui colpi di scena, dilata la descrizione dell’azione frame per frame, mostrando minuziosamente l’inseguirsi degli eventi con una narrazione molto visiva, di stampo cinematografico. Senza nulla svelare della trama e del colpevole, questo non è solo un giallo che inietta adrenalina fino all’ultimo. È un romanzo sulle aberrazioni dei padri che generano mostri, né più né meno che il sonno della ragione goyesco. Padri dispotici e bacati, che hanno ammorbato l’esistenza di tutti quelli che avevano intorno, ferendo ignobilmente i più fragili (e in uno dei modi affiora il ricordo di Chinatown di Polanski). Qualcuno si salva dallo stritolamento di queste ingombranti e perverse figure genitoriali. Qualcuno, invece, da vittima si trasforma in carnefice. Ma invece di fermarsi a una comprensibile - se non giustificabile – vendetta, procede oltre, lungo i binari della follia. Alla sua uscita, si è molto parlato di Io uccido anche in virtù del trasformismo del suo autore, ex comico, paroliere di successo, cantante che ha sfiorato la vittoria a Sanremo. A distanza di qualche anno possiamo dimenticare il “caso Faletti” e rendere giustizia alla sua opera per quello che è: un libro di genere di eccellente livello, che spinge avanti la pallina della tensione come se giocasse a flipper con noi lettori e alla fine vince la partita con nostra piena soddisfazione.



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