Ira Domini

Ira Domini
Milano, 27 agosto 1576. È un’estate afosa e la città vive ancora il dramma della peste. Le strade sono deturpate dai fopponi, enormi fosse comuni in cui vengono gettati i corpi degli appestati che ardono giorno e notte, sollevando nell’aria un nauseabondo fumo nero, mentre i monatti continuano a fare il loro lavoro, trasportando i cadaveri e inchiodando dall’esterno porte e finestre delle case poste in quarantena. Ma a Milano si muore anche per un altro motivo: un folle assassino, dotato di una mira incredibile, sceglie a caso le sue vittime e le uccide con la sua balestra. Sulle sue tracce c’è il notaio criminale Niccolò Taverna il quale, dopo la brillante risoluzione del caso dell’omicidio del commissario della Santa Inquisizione Bernardino da Savona, è chiamato a risolverne uno che sembra ancora più difficile. E come se non bastasse, un manipolo di banditi ha rapito i figli del ricco nobile spagnolo don Carlos Alcante e si è asserragliato in un deposito di pietre a ridosso di una cava presso la Conca di Viarenna, vicino al Naviglio Grande, bloccando anche gli importanti lavori della costruzione della Fabbrica del Duomo. Niccolò Taverna, aiutato dai fedeli  Rinaldo Caccia e Tadino José del Rio, deve di nuovo far ricorso alle sue grandi doti intuitive per risolvere due casi difficilissimi… 
Torna Franco Forte con Ira Domini, secondo episodio della saga dedicata al notaio criminale Niccolò Taverna, personaggio avvolto da un’aura di mistero che muove i propri passi nella Milano di fine sedicesimo secolo, una città che vive il dramma della peste e una situazione sociale aggravata dai continui scontri tra potere secolare e potere temporale, il tutto avvolto dall’ombra oscura dell’Inquisizione. Un periodo che l’autore ricostruisce alla perfezione, restituendo gli odori, i suoni, gli usi e i costumi dell’epoca, attraverso un labor limae linguistico minuzioso e impreziosito da un linguaggio tecnico che immerge totalmente il lettore nei vicoli di una Milano in cui, come se non bastasse la presenza assassina della peste, si aggirano un misterioso serial killer e una banda di sequestratori senza scrupoli. Toccherà al notaio Taverna trovare il bandolo di una matassa apparentemente inestricabile, attraverso il suo intuito e ai suoi metodi di indagine che anticipano di qualche secolo quelli contemporanei, fondati sulla logica e il ragionamento, doti fuori dal comune in un’epoca dominata dalla superstizione e dal timore diffuso da una religione appena rinnovata dalla Controriforma del Concilio di Trento. E insieme al protagonista si muovono comprimari che ormai fanno parte dell’universo creato da Forte: la bella Isabella Landolfi, Rinaldo e Tadino su tutti, e poi tutti i personaggi storici che sono chiamati a far parte di un giallo storico labirintico, dotato di una trama avvincente che non offre appigli e che trova compimento nelle ultime pagine, in cui viene anticipata la prossima indagine di Niccolò Taverna. Un’indagine alla quale il lettore, dopo Il segno dell’untore e Ira Domini non potrà assolutamente rinunciare.

 

 

 

 
 
 
 
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