Irrecuperabile ribelle

Irrecuperabile ribelle

Tina è divertita. Racconta in una lettera ad Edward, il suo fidanzato, di non essere stata capace di resistere più di mezza giornata al lavoro. L’ennesimo nuovo lavoro. Capisce la gravità della cosa ma la prigionia e il senso di soffocamento provato durante quella mattina non può essere ripagato in nessun modo. Durante quelle interminabili ore la sua mente è corsa a tutto quello che avrebbe voluto fare e primo fra tutto ricominciare a fotografare. La sua attività di fotografa riprende lentamente, con meno di una stampa al mese, e la lotta con il tempo da dedicare all’arte e alla vita occupa molte delle sue energie. Poi la decisione di partire per il Messico, le tante proposte di lavoro anche rifiutate come quella avuta dal Museo Nazionale, la ricerca di una nuova macchina fotografica, la voglia di fare una mostra proprio lì, un modo per denunciare uno stile di vita che in molti non vogliono vedere, l’impegno nella ricerca di una propria voce per raccontare la realtà che sembra sempre sfuggire. Poi i tredici lunghissimi giorni di prigione, le false accuse, le prove fornite per incriminarla ed espellerla dal paese, l’America e un altro modo di vivere, fotografare, raccontare, lavorare…

Questo brevissimo lavoro editoriale mette insieme alcune delle lettere che la fotografa Tina Modotti ‒ nata ad Udine nel 1896, ma emigrata nel 1913 negli Stati Uniti ‒ scrisse al compagno di vita e d’arte, il fotografo Edward Weston, maestro della fotografia americana modernista, nell’arco temporale che va dal 1925 e il 1930. A queste missive da cui si evince tutto il carattere della donna sono stati aggiunti alcuni passi di uno scritto sulla fotografia in cui si interroga sul ruolo di quell’arte che a inizio secolo cominciava ad avere una sua autonomia ed una sua importanza. Le pagine ospitano anche una serie di ritratti e istantanee di vita che ci danno l’idea della firma di questa fotografa sulla cui esistenza, grazie anche probabilmente all’assenza di fonti attendibili, si è creato un velo di mistero che ancora oggi continua ad affascinare.



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