Istruzioni per diventare fascisti

Istruzioni per diventare fascisti

Un soggetto politico che voglia davvero aspirare a introdurre nella società un nuovo fascismo capace di soppiantare la democrazia deve partire dalle parole. Ad esempio deve rendere bene chiara, facendola metabolizzare al corpo sociale, la distinzione tra leader e capo. Il primo è proprio di un sistema democratico, in quanto soggetto fortemente carismatico che è in grado di guidare con metodo democratico, che sa dialogare con ogni interlocutore in modo leale, valorizzandolo e trattandolo al suo pari. Il secondo invece è schietto e diretto, non perde tempo a intessere dibattiti con altri che non siano i suoi sostenitori. Il capo non ha avversari ma solo nemici e non finge nemmeno di prendere in considerazione le loro idee, perché farlo significherebbe dover affrontare la possibilità di un dissenso argomentato davanti al quale la sua costruzione di falsi miti e stereotipi non avrebbe alcun valore e crollerebbe miseramente. Il ruolo del capo non può essere messo in discussione, non deve essere contrastato e non deve neanche essere scelto dal popolo perché è egli stesso che sceglie il popolo da guidare e salvare. Il fascismo necessita di un capo attorno al quale si possa costruire un consenso sterminato e acritico sostenuto dal falso mito della rapidità ed efficienza della decisione che, non dovendo essere mediata da opinioni diverse, può celermente essere assunta dal capo senza consultazione e a suo libero arbitrio. Il leader di un sistema democratico, invece, è tenuto a superare infiniti vagli critici e a bilanciare pesi e contrappesi prima di poter assumere una decisione, tanto che spesso nessuna decisione può realmente essere presa. Il fascismo sguazza nella diminuzione del confronto e degli spazi di partecipazione, nella strumentalizzazione delle parole, nella costruzione programmata di un nemico sul quale far ricadere tutti i mali e le disfunzioni della società e nella celebrazione ostentata di una libertà politica del capo sfrenata e senza controllo…

In questo Istruzioni per diventare fascisti la scrittrice e intellettuale sarda Michela Murgia pone in essere un sorprendente rovesciamento sociale mettendo in scena un saggio che muove da un punto di vista ben preciso: il fascismo è meglio della democrazia. Così facendo la scrittrice cerca di convincere il lettore della nocività della democrazia e della convenienza di un regime dittatoriale capace di perseguire obiettivi di celerità decisionale ed efficienza, risparmio economico e assenza di disordine. Calandosi pienamente e perfettamente nella mentalità fascista l’autrice sa costruire la propria indagine su ciò che ancora oggi rende attuale quel fenomeno storico (il fascismo) mai veramente superato in Italia: il metodo. Il metodo fascista è infatti la vera forza di ogni narrazione dittatoriale e antidemocratica perché consente di raffrontare, esagerandole, le disfunzioni inevitabili della democrazia quale governo del popolo dove ognuno vuole avere voce in capitolo così rischiando spesso di paralizzare l’assunzione di scelte e il governo e i presunti vantaggi del fascismo quale potere di un solo uomo che velocemente può fare e disfare. Con una scrittura lineare ma elaborata la Murgia è in grado di sorprendere il lettore conducendolo nel proprio gioco di specchi e di finzione dove la superiorità sociale e morale del fascismo sembra non poter esser messa in discussione e rappresentare un postulato inattaccabile e inevitabilmente da condividere. Uno sguardo che se ben tarato conduce il lettore in realtà a comprendere tutte le pecche del metodo fascista oltre che i pericoli insiti in esso e in tutti coloro che pur senza pronunciarne espressamente il nome, in realtà, sono ben addentro alle perverse pieghe del fenomeno. L’opera è arricchita da una appendice finale – il “fascistometro” di cui tanto si è parlato su media e social e che è anche online - dove il lettore può mettersi alla prova con una serie di domande e scoprire così quanto realmente e intimamente è fascista. Un’opera, dunque, che sorprende, a tratti diverte ma soprattutto fa riflettere portandoci a interrogare sul presente che stiamo vivendo.

 


 

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