Italiani, brava gente?

Italiani, brava gente?
Il 7 maggio 1885, dopo lo sbarco di Saletta a Massaua, Francesco Crispi prendeva la parola alla Camera: proclamava il colonialismo italiano in Africa. Il penitenziario di Nocra divenne il simbolo dell’oppressione coloniale italiana, un’isola a circa 55 km al largo di Massaua, un paradiso terrestre che divenne un inferno… Dopo l’Africa ci fu la Cina. L’italia decise di andarci nella speranza di vendicarsi  del governo di Pechino che le aveva negato la concessione di Sun Mun. A difendere gli interessi cinesi c’erano i boxer, demonizzati dai media dell’epoca, che li dipinsero come una delle tante esotiche organizzazioni segrete cinesi… Il 22 ottobre 1911 a Tripoli il generale Caneva disponeva di circa 22.500 uomini. A Sciara Sciat, due compagnie di bersaglieri furono detronizzati. All’indomani della sciagura, ci fu la rappresaglia italiana, con la convinzione che gli arabi di Tripoli avessero tradito… Anni Trenta. Dopo l’entrata di Badoglio ad Addis Abeba, il fascismo deve fronteggiare le rivolte delle popolazioni indigene. Dopo l’attentato del 19 febbraio 1937 due eritrei attentano alla vita del generale Rodolfo Graziani, che decide di reagire all’affronto. Ne va di mezzo la città conventuale di Debrà Libanòs…
Angelo del Boca non usa mezze misure per demolire un luogo comune che periodicamente riemerge come un invincibile galleggiante nei discorsi sul bellicismo italiano. Gli italiani in guerra sono stati più “buoni“ degli altri? L’autoassoluzione sempiterna è:  italiani brava gente. Quello di Del Boca non è il tentativo di dimostrare il contrario, ovvero il primato dell’efferatezza degli italiani su altre etnie in relazione al fare la guerra. È un’analisi più sottile, perché intende focalizzare l’attenzione sul giudizio sbrigativamente assolutorio di un aspetto degenere che ha comunque toccato la società italiana all’epoca del colonialismo, del fascismo colonialista e dell’immediato spietato post-fascismo. Non è un caso che questo saggio storico esordisca con la questione dell’irrisolta coscienza nazionale italiana e le cifre terrificanti della “guerra interna” che il neonato Regno italiano ha condotto verso i briganti, in chiave dichiaratamente antimeridionalistica; non è altrettanto un caso che il saggio si concluda con una virata poderosa sulle nefandezze repubblichine che hanno segnato la disumanità del fascismo al tramonto e gli strascichi di violenza istituzionalizzata nell’Italia repubblicana in piena guerra fredda. Un saggio solido dal punto di vista della consultazione delle fonti (spiccano gli Archivi storici del Ministro degli affari esteri, ma non solo), che si apre con una dedica agli italiani incontestabilmente “bravi”: all’esercito di migliaia di uomini impegnati nel volontariato dell’assistenza sanitaria.

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