Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Jack Frusciante è uscito dal gruppo
Presto sarebbe volato via pure quello stupido febbraio. Il vecchio Alex, tardoadolescente skazzato, fila per le vie di Bologna in sella alla sua bicicletta come un Girardengo d'altri tempi, appena appena più basso e rock, inutile e triste come la birra senz'alcol. Adelaide, Aidi per gli amici, era partita a giugno. Un cavolo di scambio culturale in America. I due pirati frequentavano lo stesso bigio liceo classico Caimani, popolato di carlotte semprevergini, fighetti in mocassini e profi tanto inutili quanto fastidiosi. Quarto anno lui, terzo lei. Era stata Aidi a fare la prima mossa: una pseudoprimaverile domenica pomeriggio l'aveva chiamato a casa - a casa, sissignori, all'epoca dei fatti di cellulari neanche a parlarne - e, da brava femmina qual era, l'aveva portato a chiederle di vedersi. Il pretesto era stato un libro di poesie di un certo Cummings; lui non ne aveva mai sentito parlare, ma avrebbe letto vita morte e miracoli, ovvio. Ecco, da quella pseudoprimaverile domenica pomeriggio Alex e Aidi avevano cominciato a vedersi, e poi a vedersi ancora e poi a vedersi sempre più spesso. Finché un bel giorno - anzi, un sabato sera freddo e gelido - lui le aveva chiesto di mettersi insieme e lei gli aveva rifilato un due di picche colossale. Non voleva impantanarsi in nessun rapporto esclusivo, prima del grande volo verso il Nuovo Mondo. Ma al povero vecchio Alex non voleva rinunciare. E lui si era lasciato intrappolare in una quasistoria fatta di parole, lettere scritte a mano, qualche casto bacio sulla guancia e nulla più…
Le atmosfere e i cliché adolescenziali pervadono tutto il romanzo: viaggi studio in Inghilterra, serate etiliche con gli amici, fughe da scuola, piccoli atti di vandalismo ribelle, musica a tutto volume. Nella sua scarpinata verso l'età adulta, Alex dovrà affrontare anche una tragedia che lo toccherà particolarmente da vicino. Sfondo di tutta la vicenda è una Bologna più viva che mai, bella e invincibile quando Alex è su di giri, cupa e tremenda quando al vecchio scende la catena. La città brulica di esistenze piatte e grigie - a partire da Cancelliere, mutter e frère de lait, rispettivamente padre, madre e fratello del protagonista - fatte a pezzi dall'irrequietezza adolescenziale di cui tutto il romanzo è pervaso. Lo stile è come Alex, skazzato: l'anarchia sintattica e grammaticale la fanno da padrone, l'ortografia è storpiata da repentine contaminazioni multilinguistiche, la narrazione viene spesso portata alla deriva. Tocco di genio: il vecchio Alex incide i suoi dolori su un nastro magnetico, una sorta di diario vocale, per intenderci. Il romanzo pullula di citazioni. Musicali, cinematografiche, letterarie. E allora tutti a leggere Il giovane Holden, Il piccolo principe, Il gabbiano Jonathan Livingstone e Sulla strada, tanto per capire di cosa si sta parlando. A un certo punto il narratore dice che quella di Alex e Aidi è una storia che al cinema non avrebbe mai funzionato. Troppo poco sesso. E invece, pensate un po', poco tempo dopo è uscito persino il film.

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