Jackie

Jackie
Traduzione di: 
Genere: 
Articolo di: 

È stata la moglie di John Kennedy, una First Lady ammirata e benvoluta, un’icona di stile che ha dettato moda negli anni ‘60 e che ancora oggi viene riconosciuta come simbolo della sobrietà e dell’eleganza. Jacqueline Kennedy si presenta qui proprio come abito, che nulla contiene al suo interno, se non il ricordo di quel punto vita solo accennato, di quel fisico mai eccessivo in grado di dare vita a giacche e gonne di alta moda, che solo il suo corpo – e ciò che rappresentava - riusciva a rendere uniche. In un monologo che sembra svolgersi ai giorni nostri, Jackie ricorda i dettagli sconvolgenti di un’esistenza colma di tragedie e gli elementi che hanno reso possibile inserire l’intera famiglia nell’immaginario collettivo. Tanti i lutti che hanno accompagnato la First Lady: dagli aborti fino al drammatico assassinio del marito, di cui lei ricorda perfettamente la parte interna del cranio colpito da un proiettile e il sangue che ha macchiato il suo completo rosa di Chanel, forse morto anch’esso in quel preciso istante. Ma oltre alla sua vita da donna sposata e alla sua giovinezza fatta di poesie e sport, Jackie non smette di rievocare l’assiduo uso di droghe, le sostanze che “ti tengono sveglio ed eccitato senza che nessuno se ne accorga”, quelle sostanze che l’intera umanità sogna ma che solo pochi possono viverle davvero. Purtroppo neanche le droghe sono state di aiuto, quando sulla scena è comparsa Marilyn Monroe, la luce, la fuggevolezza, un mito femminile completamente opposto a quello quasi impalpabile di Jackie e destinato alla putrefazione della dimenticanza. Una donna che ha affascinato l’intero mondo, compreso lo stesso Presidente degli Stati Uniti. Un affronto sminuito in tutte le sue parti, perché in realtà Marilyn non è una rivale, in quanto essere che non conta nulla, luce appunto, che con un semplice gesto della mano è destinata a scomparire…

Una voce priva di corporeità, una figura femminile che parla fuori campo e che attraverso giochi di parole e accostamenti paradossali costruisce il mito che ruota attorno alla sua persona, a Jacqueline Kennedy. Siamo di fronte a un eccezionale testo teatrale in grado di togliere il respiro non appena la protagonista inizia a spiegarci come è diventata così celebre, quanto tempo ha dedicato alla costruzione di quell’immagine, di quella forma che appare grazie agli abiti che indossa. Sembra che tutti i drammi che hanno sconvolto la vita di Jackie siano stati utili per quella rappresentazione di sé messa in scena così accuratamente. Elfriede Jelinek, drammaturga austriaca e premio Nobel per la letteratura nel 2004, è stata capace di portare in evidenza non tanto il personaggio storico di Jackie, quanto la sua figura identitaria a cui sono rivolti i desideri e le aspirazioni della massa. Un autoritratto ai limiti del grottesco costruito secondo regole linguistiche precise per rendere il monologo brillante e in molti punti paradossale. Uno scontro tra realtà e apparenza, in cui la presenza della morte è costante e necessaria: chi ha una solida maschera sopravvive, mentre chi ne è sprovvisto, come la bella Marilyn, non può che lasciarsi trasportare da un tragico destino.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER