Jacomo Tintoretto e i suoi figli

A Venezia, in un giorno d’inverno dell’anno 1578, il famoso pittore Jacomo Robusti detto Tintoretto, seduto davanti al ritratto della figlia Marietta, apparentemente si sforza di guardare il dipinto per scorgerne i difetti mentre in realtà fissa la cornice dorata e riflette sull’assenza della donna riprodotta sulla tela, proprio quella figlia primogenita andata sposa all’orafo tedesco Marco Augusta e da lui tanto amata ed ammirata. Anzi, nella mente del padre la giovane - che nella realtà si trova nella propria casa assieme al marito - è ancora alla tastiera del clavicembalo di casa Robusti, proprio lo stesso che si trova nella sala grande, quello che qualcuno - mentre lui si sta struggendo di nostalgia - suona. Il ritratto riproduce una donna pallida, con le gote soffuse da una vampata di rossore e l’espressione indecifrabile. È ornata da una collana di perle che non ha mai tolto dal giorno in cui il gioielliere gliel’ha offerta. Nella mano sinistra abbandonata contro il vestito bianco è riprodotto lo spartito della musica che ha appena ascoltato. Si tratta di un madrigale del compositore francese Philippe Verdelot, il prediletto da Tintoretto, che spesso si diverte a cantarne le arie. “Madonna per voi ardo” recita un verso del canto e la stessa dicitura Marietta Robusti ha reso nello spartito riprodotto sulla tela…

Melania G. Mazzucco, in un volume di ben ottocento pagine ricchissimo di riferimenti bibliografici e note esplicative, ripercorre l’intera vita del pittore veneziano Jacomo Robusti (soprannominato Tintoretto per la professione del padre), nato a Venezia nel 1518 o nel 1519 ed ivi deceduto il 31 maggio 1594. Se nell’opera La lunga attesa dell’angelo, pubblicata sempre da Rizzoli nel 2008, la scrittrice si era interessata alla vicenda umana del pittore romanzandola e “spettacolarizzandola” a fini narrativi, questo libro è un’imponente biografia di Jacopo Robusti non riporta alcun dato inventato ed anzi contiene una dottissima ricostruzione, impeccabile dal punto di vista filologico della vita dell’artista e delle relative vicende familiari. Si tratta di un intreccio vivido di immagini pittoriche di innegabile rilievo documentaristico che pone il pittore quale genio innovatore della tecnica prospettica e la civilissima città di Venezia, giusta protagonista di un periodo storico di intensa fioritura artistica. L’autrice trasforma in letteratura un’opera didascalica e rende fruibile l’intero universo del pittore attraverso la narrazione di fatti realmente avvenuti dentro le tele, anzi dentro “i teleri” e soprattutto nelle calli veneziane. Così apprendiamo dettagli, tratti da documenti storici lungamente compulsati dalla scrittrice, sulla vita del padre del pittore, il tintore di origini lucchesi Giovanni Battista, che si distinse nella difesa della città di Padova dall’assedio posto dalla Lega di Cambrai nel 1509 fino ad essere soprannominato “robusto” e poi trasmettere l’appellativo alla discendenza. Nell’opera inoltre viene ulteriormente definito il profilo reale di Marietta soprannominata “Tintoretta”, figlia naturale dell’artista nata nel 1564 da una giovane amante di nome Cornelia, che visse assieme alla famiglia legittima del pittore e crebbe idealmente nella bottega del padre. Appena undicenne la giovane era già avviata alla pittura e fu conosciuta in tale veste dal pittore olandese Pieter Vlerick nel corso di un soggiorno a Venezia. Marietta era la preferita del padre, gelosissimo al punto che per condurla con sé liberamente presso i vari potenti dove riceveva incarichi, la faceva travestire da maschio e la presentava come aiutante. Oltre a Maria, Tintoretto ebbe altri sette figli, tutti partoriti dall’amata moglie Faustina Episcopi. Quattro figlie femmine, due monache e due destinate al matrimonio. Proprio riguardo alle due figlie maritate, Ottavia e Laura, l’autrice, in veste di storiografa ricostruisce i dati dei coniugi: Ottavia fu data in sposa dal padre ad un mercante di formaggi mentre Laura, nata quando Tintoretto era già diventato famoso, sposò il cavalier Fornasieri, giurista benestante. I maschi furono Zuan Battista, del quale la Mazzucco, con perizia infaticabile, ha ritrovato il certificato di nascita negli archivi veneziani, Domenico - vero erede della bottega dell’artista - e Marco, il figlio scapestrato e oppiomane che Tintoretto cercò più volte di salvare e riportare sulla retta via. Faustina, giovanissima moglie coniugata al trentaquattrenne pittore appena adolescente, ne condivise la quotidianità nella casa posta sul Sestriere di Cannaregio, proprio vicino alla chiesa della Madonna dell’Orto in cui si trovano il sepolcro del pittore, di Marietta e dell’altro figlio Domenico assieme alle più importanti opere dell’artista. In effetti, fu la visita alla chiesa veneziana che incuriosì la scrittrice al punto da determinare la genesi di quest’opera e del romanzo La lunga attesa dell’Angelo, entrambe autentiche testimonianze sia dell’indiscutibile capacità dell’autrice di analizzare vicende e delineare personalità appartenenti ad poche diverse dall’attuale con estrema vivacità e condivisione emozionale, sia della forza rappresentativa di una tale tipologia di opere storiche idonee a riportare ad unità, nella pagina scritta: pittura, architettura e civiltà scomparse senza annoiare il lettore ed anzi suscitando infinita curiosità.



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