J.A.S.T.

J.A.S.T.
Una serie di documenti che attestano la colpa più grande dell'occidente viene rubata da una misteriosa Spia. È il 2007 e i maledetti anni zero, quelli iniziati a suon di grida, aerei dirottati e torri che si sgretolano sono il tempo della sfiducia verso il potere riconosciuto, i giorni della sfida al sogno/mostro americano e a tutti i suoi cloni disseminati per il globo. Sono gli anni degli agenti segreti. Oltre al ladro, altri tre di loro seguono le tracce del plico giallo che minaccia di rovesciare gli equilibri mondiali: Aisha, addestratissima pupilla CIA di origine afgana, bella, tormentata e letale; il rabbioso ragionier Viscardi, al servizio di un Vaticano iperealistico che teme più l'opinione pubblica che il giudizio divino a cui dice di rimettersi costantemente e Mordecai Dekhnavitsh,  l'uomo del decennio del Mossad. Dall'Afghanistan al Libano, da New York a Boston, da Roma a Bologna e ancora dagli anni '80 alla prima fottuta decade del terzo millennio, non c'è luogo né tempo per una tregua: inseguimenti, esplosioni, ferite, sparatorie, segreti di stato e incubi del passato per le quattro anime contraffatte e malconce pronte a tutto pur di causare o scongiurare una crisi internazionale…
A leggerla così potrebbe davvero sembrare just another spy tale, solo un'altra storia di spie. In effetti lo slancio umilissimo di chi ha scelto il titolo non è falsa modestia ma amore di verità. Tuttavia, la triade di writer capitanati dal buon Simone Sarasso (che comprende anche Lorenza Ghinelli e Daniele Rudoni) ha realizzato un'operazione originale e soprattutto totally made in Italy, il che non è solo sorprendente ma anche di buon auspicio per l'ingessatissima editoria nostrana. J.A.S.T. non è un novel, ma un tale (e non solo perché altrimenti l'acronimo sarebbe andato a farsi benedire): un racconto, dunque, strutturato e narrato come una serial televisivo (Alias, 24, Lost, The Shield i principali riferimenti). Ma che serie televisiva è senza la tv? Un serial su carta: la vicenda è suddivisa non solo in tre volumetti (confezionati come veri e propri  disc e racchiusi in un cofanetto in perfetto american style) ma anche in nove episodi – della durata  “di lettura” più o meno di 40 minuti ciascuno -  preceduti da un pilot. Cosa ne viene fuori? Sicuramente c'è una storia forte e ben raccontata attraverso personaggi affascinanti ed ottimamente caratterizzati  (il che, il più delle volte, potrebbe essere abbastanza anche solo per giustificare l'acquisto); in più il loro passato e il corposo antefatto, rivelati con il contagocce, acquistano valore e giusta intensità proprio grazie al particolare stile narrativo che è stato inevitabile adottare. I tre autori, senza che, purtroppo, si avverta grande differenza tra le diverse scritture, si servono di un linguaggio che ha come parente più prossimo quello della sceneggiatura cinematografico-televisiva (frase spezzata, descrizione univoca, riferimenti precisi, no ad iperboli e inutili fronzoli retorici) ma che deve necessariamente fare i conti con l'assenza dell'immagine. Questa modalità di narrazione creata ad hoc ha l'obbligo, per essere sopportabile senza il corrispettivo iconografico, di colorarsi a tratti di accenti romanzeschi atti a colmare il difetto genetico dell'opera di voler essere qualcosa che, per un misunderstanding tra media, non può essere. Se per J.A.S.T. l'impossibilità di vedere Aisha e Barak fare l'amore a fianco di un cadavere o di assistere ai pirotecnici conati di vomito del macho fragile Mordecai è sicuramente una pecca, per altri versi può giocare a favore: l'immagine obbliga a “vivere” la storia senza grande possibilità di immaginazione accessoria. Con questo serial televisivo su carta, invece, nonostante le indicazioni ci siano tutte e basterebbe prendere le parole e comporle in profili, schiaffarci la colonna sonora (indicata!) in sottofondo, si può anche scegliere, con buona pace del trio autoriale, di fregarsene altamente e di farsi da sé la propria spy story tutta italiana. Chapeau a Sarasso & co. dunque, anche se un non so che di incompiuto, di fronte alla quarta di copertina, rimane: non hai letto un romanzo, non hai visto un telefilm; cos'hai fatto, allora? Magari questa risposta arriverà con una seconda stagione. Non è forse quello il momento in cui si capisce se una serie è un “pacco” o un successo?

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER