Je suis Charlie?

Je suis Chrlie?

Il 7 gennaio del 2015 è una data che, esattamente come l'11 settembre del 2001, ha irrimediabilmente cambiato il corso della Storia. Se nel caso dei fatti di New York e di Madrid a mutare per sempre erano le libertà individuali di “ciò che si può fare” (prendere un aereo o andare a lavoro sui mezzi pubblici senza il rischio di saltare in aria) a Parigi, invece, a finire nel mirino dei terroristi è il limite di “ciò che possiamo dire”. Per settimane la satira è passata dal suo habitat naturale della controinformazione ai riflettori della stampa istituzionale e della politica internazionale. Ma cosa ne pensano, in realtà, i diretti interessati? Siamo veramente tutti Charlie Hebdo? A rispondere a questa domanda ci provano vari esponenti della satira italiana; comici, scrittori, stand up comedian, partendo dalla strage nella redazione della rivista francese, forniscono la propria visione sul tema tentando di fare il punto della situazione sulla libertà di parola, in maniera particolare nel nostro paese...
L'aspetto più interessante di questo piccolo volume è il fatto che, personalmente, mi abbia fatto scoprire o riscoprire alcune firme della satira italiana. Riflettendoci a fondo però, la domanda è d'obbligo: dov'erano finiti? Non credo di aver mai retto una puntata intera di “Zelig” (né dei suoi derivati) ma è ovvio come una satira viva e brillante sia sinonimo di un buon livello di democrazia. Dal quadro che emerge dai vari interventi di Je suis Charlie? Si evince però che, nonostante l'indignazione unanime di stampa e politica, a minare la libertà di espressione ci avevano già pensato benissimo gli organi istituzionali e le principali testate giornalistiche. Siamo tutti Charlie? Forse no, se qualcosa è “troppo” per essere pubblicato o per essere mandato in video. Probabilmente, non tutti quelli che dicono di essere Charlie lo sono se, assieme alle matite, hanno imposto che ci fosse anche una bella gomma da cancellare... così, giusto nel caso servisse. D'altro canto, dove finisce la satira per lasciare spazio all'offesa? Una raccolta di riflessioni intelligente su una questione tornata violentemente alla ribalta, ma che in realtà nel nostro Paese sembra rappresentare da sempre un nervo scoperto.

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