Joe Lansdale – In fondo è una palude

Il Texas di Joe R. Lansdale non è “quello che la gente si aspetta che sia, ovvero il Texas raccontato da centinaia di film e romanzi western”. È la prima cosa che lo scrittore tiene a sottolineare, lo ripete più volte a Seba Pezzani durante il tragitto in automobile dall’aeroporto di Houston a Nacogdoches. Fuori dai finestrini, nella luce del crepuscolo, so intravede in effetti un paesaggio ben diverso dai luoghi comuni, più simile ad Alabama, South Carolina, Louisiana. Cowboy e bisonti qui non ce ne sono. “Quando sto per pubblicare un libro nuovo, qualcuno mi manda le bozze della copertina che, inevitabilmente, io mi trovo costretto a cassare. Non ci sono cactus e deserti nel mio Texas! Dunque, per favore, toglieteli dalla copertina”. Lansdale e Pezzani intanto sono arrivati a destinazione: la casa dello scrittore e di sua moglie Karen ha due piani, una tettoia per le auto sormontata da stanze abitabili “e una veranda che cinge quasi interamente tre lati del corpo principale, con tanto di sedia a dondolo e campanelle a vento”. Al piano terra c’è la camera da letto della coppia e una grandissima sala con una cucina nell’angolo, che i Lansdale utilizzano solo per fare colazione: nessuno dei due infatti sa cucinare e i coniugi pranzano sempre fuori, limitandosi la sera ad uno spuntino a base di yogurt e cereali. Il piano superiore è invece il regno incontrastato di Joe, la zona della casa in cui c’è l’ampio studio in cui lavora. Alle pareti sono parecchi i poster raffiguranti la figlia Kasey, cantante e attrice: “Il suo unico problema con il mercato musicale è che è troppo country per essere rock e pop ed è troppo rock e pop per essere country. (…) Il suo compagno, che è molto più vecchio di lei, diciassette o diciotto anni di differenza, è uno dei più bravi illusionisti al mondo con le carte”, racconta Joe, che con la figlia ha un rapporto davvero speciale…

Non è una biografia di Joe R. Lansdale. Non è un saggio critico sulle sue opere. È un ritratto intimo del vulcanico scrittore texano ma anche un diario di viaggio: e le due cose sono più legate tra loro di quanto non possa sembrare. Spiega Seba Pezzani (tra i migliori traduttori italiani dall’inglese, ma anche scrittore e musicista con i suoi RAB4) nella introduzione: “Avrei potuto mettere insieme un libro su Joe da casa, scambiando email con lui come faccio su base quasi quotidiana (…). Mi sarei potuto basare sui numerosi ricordi delle interviste in cui gli ho fatto da interprete o che lui mi ha concesso nel corso degli anni, sugli aneddoti che lo hanno visto protagonista in Italia (…) e sulle nostre centinaia di chiacchierate”. Invece In fondo è una palude è la cronaca di una visita compiuta da Pezzani alla casa dello scrittore statunitense, una villetta in un bosco nei pressi di Nacogdoches. Come ognuno di noi farebbe con un amico che viene dall’altra parte dell’oceano – e considerate le differenze paesaggistiche e culturali tra Italia e Texas Orientale, è come se quell’amico venisse da Marte – Lansdale fa visitare al suo ospite il luogo in cui vive, gliene narra la storia, racconta aneddoti sui suoi compaesani (soprattutto aneddoti strani, o peggio), descrive la vita di tutti i giorni della sua famiglia, problemi compresi. E come sempre succede in questi casi – un po’ per imbarazzo, un po’ per cortesia, un po’ per vanità ma soprattutto perché la diversità del nostro amico ci mostra più nitida la nostra immagine allo specchio – si tende a sottolineare ancor di più le contraddizioni del nostro Paese, le bizzarrie, le cose che non vanno, le scelte politiche insensate (e con Donald Trump alla Casa Bianca non è difficile trovarne). Così fa anche il buon Lansdale, che da queste pagine si mostra – grazie alla testimonianza di Pezzani – uomo semplice e legato alle sue radici: un antidivo della letteratura che non snobba mai i suoi fan e semmai è colpevolmente snobbato da certa critica radical chic.



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