Jpod

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Ethan Jarlewski è un programmatore di videogame, 'imprigionato' con cinque colleghi (i nomi o cognomi dei quali iniziano tutti per J) nel cosiddetto JPod, un settore dall'architettura avveniristica di una mega-azienda di software di Vancouver. I sei jpodders passano le loro giornate a rincorrere le richieste sempre più cervellotiche dei tipi del marketing, implementando modifiche idiote a videogame altrettanto idioti: ora per esempio è il turno dell'inserimento di una tartaruga in un videogame di skateboarding, perché al figlio moccioloso di un dirigente piacciono le tartarughe, e siccome quel dirigente "ha preso il cioccolato Toblerone e nel giro di 2 anni è riuscito a cambiarne completamente l'immagine", obbedire e zitti. Non che la vita privata di Ethan vada poi tanto meglio: la madre coltiva marijuana e ha improbabili relazioni sessuali con ancora più improbabili teenager a tutto ormone, il padre è un attore fallito che vaga di particina in particina 'alla bella età di', il fratello ha subaffittato l'appartamento di Ethan a degli immigrati cinesi...
Romanzo di Douglas Coupland ma anche romanzo sui romanzi di Douglas Coupland, Jpod eleva il tech pop nichilista del discusso scrittore canadese alla massima potenza, fino a vette di inesorabile, rarefatta bellezza. La nerd-esistenza di personaggi totalmente composti di cultura occidentale contemporanea (mirabile in questo senso la scelta della copertina, che li raffigura come pupazzetti/avatar Lego) non è qui il contesto, il teatro di questa o quella umana vicenda, è la storia. Una storia raccontata con un linguaggio da e-mail, spam compreso: caratteri tipografici impazziti, citazioni, copiaincolla, videate intere di singole parole o frasi ripetute come mantra postmoderni, ideogrammi cinesi (quelli per "shopping" e "noia" su tutti), proposte di penis enlargement, offerte di improbabili business bancari da parte del Dipartimento Risorse Petrolifere della Nigeria. Un diluvio di humour, surrealtà, plastica e satira sociale, qualcosa che a tratti profuma quasi di nostalgia. La vita ai tempi di Google, signori.

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