Julie

Julie

Miss Evangeline Diehl non suda spesso, anzi. Il suo corpo, così pallido e sottile, dà la sensazione che si possa rompere da un momento all’altro, se la mansione da svolgere va oltre il semplice respirare. Solo seduta davanti al pianoforte, quella donna minuta si trasforma in una forza capace di poter andare avanti per ore suonando. Miss Diehl e Julie si sono conosciute nell’estate del 1944, quando quest’ultima si è iscritta al Cleveland Institute of Music. Dopo mesi di teoria finalmente le hanno concesso di sedersi davanti al piano e di suonare per davvero: per la prima volta sente di essere portata per qualcosa, che non sia l’inventarsi bugie o vincere al gioco delle gocce. Peccato solo per il suo terrore da palcoscenico: il panico la tiene ben lontana dalla gloria ma non dall’impazienza che la travolge ogni qualvolta si siede su quello sgabello e vede la distesa di tasti bianchi e neri piegarsi docili sotto le sue minute dita. Ma come le ripete spesso Miss Diehl, l’impazienza non è permessa. Meno che mai nella musica. “Non c’è niente di sbagliato nell’ambizione, purché tu sia disposta a lavorare, lavorare, lavorare per raggiungere qualsiasi cosa tu voglia. Quindi non essere impaziente con i tuoi esercizi” è il mantra che le ripete prima di ogni inizio lezione...

“Le immaginazioni sono dure a morire, vero? Soprattutto quando una persona è molto giovane e il più delle volte è sola”. Scoperto quasi per caso durante una “chiacchierata” via mail con Sherri Robertson, vedova dello scrittore, Julie è l’ultimo romanzo di Don Robertson, rimasto inedito sino all’anno scorso e pubblicato in anteprima mondiale da Nutrimenti nella versione italiana. Appena “170 pagine battute a macchina [...] arrivate per posta una mattina di qualche mese fa, alcune con le tracce di una tazza di caffè, altre corrette a mano, così come anche molti dei numeri delle pagine erano segnati a mano”; poco meno di duecento pagine per raccontare 40 anni di storia americana: dal proibizionismo agli anni della liberazione sessuale, passando per la guerra in Corea, l’assassinio del presidente Kennedy e la morte di Elvis Presley. Protagonista e voce narrante è Julie Sutton, aspirante pianista e bugiarda di professione, come lei stessa dichiara in apertura di romanzo. È se stessa la persona a cui racconta più bugie: per nascondersi e illudersi che la sua vita sia ricca ancora di un po’ di quel calore umano di cui è andata sempre in cerca ma che raramente ha trovato. Centrale e straziante la storia d’amore tra Julie e Morris Bird III, un ragazzo conosciuto durante la scuola: primo e unico vero amore di Julie, scomparso troppo presto dalla sua vita e colpevole di averle lasciato un vuoto che non riuscirà mai a colmare, neanche dopo “truppe di uomini”. Autore di numerosi libri – il suo The greatest thing that almost happened divenne un film per la televisione nel 1977 – e vincitore del Putnam Award e del Cleveland Arts Prize for Literature, Don Robertson ha una scrittura che non può lasciare indifferente il lettore: la rabbia, il disagio, il senso di solitudine di Julie catturano chi legge creando un rapporto empatico con la protagonista, verso la quale non si può che provare un senso di pietà. E la modalità di scrittura di Robertson (a cui anche il celebre Stephen King ha dichiarato spesso di ispirarsi per il suo stile), in alcuni momenti del libro, ricorda quella di J.D. Salinger: pungente e senza filtri, in grado di creare personaggi che restano impressi nella memoria del lettore.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER