Juvenilia

Juvenilia

Frederic ed Elfrida sono due giovani, primi cugini per parte di padre. Curiosamente nati nello stesso giorno e educati alla stessa scuola, il loro affiatamento è tale da renderli simili persino fisicamente. Inevitabile che si amino, “di un amore mutuo e sincero”, ma anche che cerchino di “non violare le norme del decoro” non confessando questo sentimento a nessuno, nemmeno a loro stessi. Loro amica è Charlotte, una giovane generosa e gentile, particolarmente incline a fare favori a tutti. Proprio a causa di questa sua inclinazione la poverina si troverà in una triste condizione; quasi altrettanto capiterà – per certe circostanze – anche ad Elfrida, al punto che un giorno “svenne e si dimostrò talmente impaziente di avere uno svenimento dopo l’altro, da riuscire a malapena ad aspettare di riprendersi prima di venir meno un’altra volta”… Dopo una breve discussione riguardo il fatto di essere rimasti a vivere nella peggiore delle loro residenze – per altro senza essere riusciti “a decidere chi fosse più da biasimarsi” - Sir Godfrey e Lady Marlow si trasferiscono finalmente a Marlhurst con i loro figli, dove arrivano “in buona salute e di ottimo umore”. Incontrare i vicini, i proprietari di Willmot Lodge, è una delle prime cose in programma, ma i signori Willmot hanno una famiglia così numerosa che in visita dai nuovi arrivati ci vanno a turno con nove figli per volta. La giovanissima Emma aspetta con impazienza che arrivi soprattutto il maggiore di figli dei vicini, Edgar. Ma al suo posto giunge invece una notizia a causa della quale “si ritirò nella sua stanza e continuò a piangere per il resto dei suoi giorni”… Che strano destino questo di Mr Harley. “Promesso da suo padre alla Chiesa e da sua madre al Mare” diviene cappellano su una nave da guerra. Ma, tornato a casa, mentre sta raggiungendo in diligenza la casa di Emma, scopre che una dei suoi compagni di viaggio è… Un tale signor Gower, giunto a Evelyn nella contea del Sussex, uno degli angoli più belli del sud dell’Inghilterra, si accorge che gli abitanti del villaggio sono tutti straordinariamente amabili e generosi e vorrebbe rimanere a viverci. E infatti accade che a casa dei signori Webb viene accolto, ristorato e rifocillato, riceve del denaro in dono e poi – su sua richiesta – i suoi ospiti gli cedono casa e terreni. Grande è lo stupore del signor Gower e quando, dopo aver visto la loro primogenita diciassettenne Maria, lui la chiede in moglie i signori Webb gli rispondono...

“Se fosse stato per Cassandra Austen, probabilmente non ci sarebbe rimasto nulla di Jane Austen, oltre ai suoi romanzi”. Così Virginia Woolf nell’interessante scritto che conclude questa raccolta – finalmente completa – delle opere giovanili di quella che definisce “la più perfetta artista fra le donne, la scrittrice i cui libri sono imperituri”. E in effetti, nel timore che in qualche modo potesse offuscare la fama di sua sorella, Cassandra bruciò quasi tutto il suo epistolario. Per motivi assai simili, questi ventisette scritti che risalgono agli anni tra 1787 e il 1793 quando Jane Austen aveva tra i dodici e i diciotto anni restarono a lungo non pubblicati, quasi che la “stramberia” e la pungente ironia che già rivelano potessero danneggiare la sua immagine. Quando agli inizi del ‘900 vennero finalmente resi pubblici, molti furono coloro che invece li apprezzarono – per esempio G. K. Chersterton e appunto Virginia Woolf – considerandoli non una semplice promessa di quello che sarebbe venuto ma lavori originali e già ben connotati nei quali il carattere della scrittura austeniana e del suo anticonformismo è già ben evidente, nonostante appartengano al momento del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Si tratta di romanzi brevi, racconti, romanzi epistolari, saggi, liriche, brani di teatro, favole, insomma un materiale eterogeneo zeppo di giochi di parole, parodie, satire, gusto per l’assurdo e il nonsense - contenuto in tre quaderni indicati nel testo con Volume 1, 2, 3 come aveva voluto Austen per fare, anche qui, il verso ai romanzi contemporanei – che lei rimaneggiò a lungo fino alla pubblicazione di Ragione e sentimento nel 1811. Jane era “una grande lettrice”, come dice Beatrice Battaglia nella bella introduzione, e questo risulta evidente dalla arguzia e dall’ironia dissacrante con le quali prende in giro la narrativa dell’epoca e i suoi protagonisti. Era anche un’acuta osservatrice: come ebbe a dire qualcuno “una donna di spirito, una disegnatrice di caratteri, che però non parla, è qualcosa che fa davvero paura!”. Jane scriveva per sé, o meglio destinava le sue storie spesso surreali ad un pubblico di amici e parenti nelle serate familiari, e infatti ci sono sempre delle dediche, affettuose ma anche scherzose, ai fratelli, alla sorella, alle amiche. Il padre incoraggiò sempre il talento della giovane e cercò editori che pubblicassero i suoi scritti che regolarmente uscivano sul periodico curato dai fratelli quando erano studenti ad Oxford. Come si dice ancora nella introduzione, “il suo spirito comico è tanto autentico e irreprimibile che gli juvenilia brillano di luce propria. E si tratta di lampi, flash, cambi di luci improvvisi e violenti”, ed è proprio questo a rendere la lettura leggera e assai piacevole. I manoscritti sono conservati alla Bodleian Library di Oxford (il primo volume) e alla British Library di Londra (secondo e terzo) ma sono disponibili anche sul sito www.janeausten.ac.uk grazie alla digitalizzazione a cura di Kathryn Sutherland e del suo gruppo. La studiosa ha evidenziato in un suo scritto quanto questi quaderni appaiano usurati, evidentemente a causa delle continue letture – come si diceva – finalizzate a divertire i familiari. Nonostante la destinazione privata, l’occhio di fine umorista intento ad evidenziare caratteristiche e difetti, sperimentando generi, stili, lunghezze diverse, denota una capacità non comune. Fino a questo momento, gli juvenilia erano stati pubblicati in Italia in maniera parziale e occasionale, un plauso quindi all’editore per questa meritevole versione definitiva – fatti salvi ritrovamenti inediti – in occasione del bicentenario della morte di Jane Austen, davvero apprezzabile anche grazie ad un buon apparato, un’ottima traduzione, e il grande impegno della curatrice Adalgisa Marrocco. Imperdibile per ogni vera Janeite.

 


 

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