Kaputt

Kaputt
L'Europa è in piena Seconda Guerra Mondiale. The grandeur that was è stata sostituita da orrore, sofferenza, morte. Tra autorità politiche e addetti ai lavori ci si domanda fino a che grado di crudeltà folle i nazisti sappiano arrivare e perché. Il giornalista italiano Curzio Malaparte ha una teoria tutta sua: i tedeschi uccidono per paura. "Hanno paura soprattutto degli esseri deboli, degli inermi, dei malati, delle donne, dei bambini. Hanno paura dei vecchi". Malaparte invece non ha paura di illustrare la sua teoria e altre tesi diciamo così 'poco generose' nei confronti della Germania non solo a persone come il principe Eugenio di Svezia, ma anche al Reichminister Frank, spietato Generalgoverneur della Polonia, un laido grassone crudele che si illude di essere un sovrano rinascimentale. Del resto la paura deve passarti per forza quando quotidianamente vedi spettacoli come la 'polizia silenziosa', cadaveri di soldati sovietici congelati usati come segnaletica stradale, oppure quando ti offri di scortare verso un destino probabilmente infausto un prigioniero tartaro...
1941. Curzio Malaparte, ufficiale alpino e corrispondente di guerra per il Corriere della Sera dal fronte russo, viene dichiarato persona non grata dalla Gestapo a causa di una certa qual simpatia per le truppe sovietiche che trasparirebbe da alcuni suoi articoli. Recatosi in Finlandia, vi rimane due anni: poi è in Svezia fino alla caduta del Fascismo, e infine torna in Italia, e nel buen retiro di Capri rivede e termina (anche se per averne un'edizione definitiva occorrerà aspettare il 1950) il manoscritto di Kaputt, che solo qualche mese prima per sicurezza aveva diviso in tre plichi affidati rispettivamente al Ministro di Spagna a Helsinki conte Augustin de Foxà, al Segretario della Legazione di Romania a Helsinki principe Dinu Cantemir e all'addetto stampa della stessa Legazione Titu Michailesco. Si tratta di aneddoti di guerra – drammatiche pagine di diario, istantanee di atrocità  ed episodi grotteschi – ma anche di dialoghi con alti ufficiali, uomini politici di rango, persino sovrani. L'intento di Malaparte non è però (o almeno non soltanto) memorialistico, attenzione: piuttosto c'è la voglia – il bisogno, vivaddio – di narrare per simboli il crepuscolo degli dei nazisti e l'abisso nel quale è precipitata l'Europa. Fiction, reportage e poesia vanno a braccetto, a volte collassando su loro stessi in ri-narrazioni degli stessi episodi da punti di vista leggermente diversi. Affresco potente, inquietante, terribile: ufficiali che danno la caccia a bambini come si farebbe con dei topi, cavalli a centinaia intrappolati nel ghiaccio per mesi come statue che al disgelo iniziano a decomporsi, soldati laceri che vagano per le rovine sparando a qualsiasi cosa si muova, spettri romantici di un'Europa che fu (sì, avete capito bene, nel senso di fantasmi), grassi gerarchi tedeschi che si ingozzano atteggiandosi a sovrani e non sanno che stanno per cadere nella polvere e nell'oblio. Del resto non solo loro, ma tutto frana, tutto va in malora, tutto è kaputt.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER