Karl Marx (in pillole)

Karl Marx (in pillole)
Non bisognerebbe mai dimenticare che il marxismo è una delle reazioni maggiormente caustiche alle valutazioni storiche e intellettuali prodotte da alcune delle teste parruccate più brillanti di fine XVII secolo. A costo di risultare pedanti, potremmo dire che tutto ebbe inizio con la fisiocrazia e come ogni buon inizio – o come la storia della filosofia insegna, da Talete in avanti – i pionieri della moderna teoria economica cercarono di individuare il principio promotore alla base del fenomeno economico. Pertanto, François Quesnay – insigne medico della Pompadour – e Anne-Robert-Jacques Turgot – illustre capopopolo durante la Guerra delle Farine – individuarono l'arché di un'economia, a loro avviso vivace e produttiva, nell'agricoltura. Intuizione teorica che per certi versi influenzò anche i membri della cosiddetta Scuola dei Classici, come Adam Smith e David Ricardo, poi procrastinata dai neoclassici (non certo brillanti per originalità) come Menger, Jevons e Walras. Quest'ultimo, tra l'altro, reo, si fa per dire, di aver svelato il mistero della mano invisibile di Smith mediante la formulazione dell'equilibrio economico generale. Ma che c'entra Marx con questi economisti ben educati che da barricate e rivoluzioni erano lontani quanto la monarchia da una repubblica più che democratica? C'entra eccome, visto che nel periodo più produttivo della sua vita articolò una ferocissima critica in punta di stilo a tutti i sistemi economici precedenti (e, forse, futuri) mescolando valutazioni economiche con le vette speculative della più raffinata filosofia tedesca con a capo un uomo di spirito come Hegel. Sì, perché la critica di Marx è molto più che un controesempio a una particolare teoria economica, è una mutazione di paradigma, una rivoluzione sociale e intellettuale. Il marxismo è, a costo di esagerare, una nuova visione del mondo, per usare un termine caro ad Althusser. Infatti, la potente macchina speculativa di Marx aveva come obiettivo la critica radicale del significato ultimo di mercato, di merce e di classe, scomponendone le ragioni in minimi termini e sciogliendo al tempo stesso il valore astratto della terminologia che ancora anima il libero mercato. La critica marxista fa collassare il mondo metafisico dell'economia moderna sul mondo reale, che non è certo asettico e inodore ma si fonda sulla carne e sul sudore delle classi lavoratrici. Per queste ragioni, comprendere Marx è molto di più che apprendere dell'esistenza di un certo sistema economico. Comprendere Marx significa, per usare una parola chiave che nel XX secolo ha fatto scuola, prendere coscienza. Perché prendere coscienza è il primo passo verso una liberazione totale, senza mediazioni, dall'illusione liberista che vede il lavoro come una grossa e pesante catena attorno alle vite classi lavoratrici per garantire la libertà (economica) dei pochi…
Il saggio curato da Boyer è strutturato grossomodo in due corpose sezioni: nella prima un bozzetto generale e poco dettagliato ricostruisce le ragioni storiche e politiche della dottrina di Marx, mentre nella seconda viene operata (da Citoni e Papa in particolare) un'attualizzazione del pensiero di Marx alla luce delle nuove sensibilità dell'opinione pubblica, prima fra tutti l'ecologia. Se infatti, nell'attualità politica italiana la parola d'ordine è “bene comune”, allora la discriminante è capire se si producono merci oppure beni comuni. Minare le risorse essenziali che tengono assieme la quotidianità, significa minare le condizioni di possibilità stesse della nostra partecipazione attiva a una società equa in cui vale la pena di spendere forze ed energie. Pertanto, è necessario una continua e incessante attività di resistenza a quella che Debord avrebbe chiamato la perdita dell'unità del mondo causata dalla costruzione astratta di un mercato che vede negli esseri umani un quantitativo di risorse (risorse umane, appunto) di cui disporre. Questa sarebbe dunque l'attualità del marxismo senza particolari fronzoli, la quale costituisce una nuova base da cui partire dopo il tramonto delle grandi ideologie novecentesche.

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