Karma clown

Karma clown

Chi meglio di un libraio può descrivere il significato profondo della lettura? A Mumbai ce n’è uno che ha compreso la reale utilità dei libri: saggi e romanzi servono a chi li scrive più che al lettore. Tra le opere contemporanee, infatti, non c’è nulla degno di nota. Da un pezzo. Orgoglioso del suo snobismo letterario che gli fa scartare i bestseller e investire in libri antichi, il libraio ha dedicato la vita alla sua libreria di testi di seconda mano che morirà con lui. Dove finirà la sessualità dopo l’invasione dell’erotismo americano? Sarà un regista di film porno che ha a cuore l’estetica indiana a salvare il suo popolo dall’ennesima colonizzazione? Nella modernissima Mumbai, le due torri del World Trade Centre sono un crocevia di umanità. Si incrociano sguardi, fugaci e superficiali, storie, vite quotidiane e speranze: agli uomini d’affari che hanno l’esigenza di essere sempre attivi, viene portato il caffè ed un sorriso; le guardie sperano che arrivi presto la possibilità di perquisire donne formose e la donna delle pulizie sogna di tornare a casa dai suoi genitori; un ecologista infastidisce tutti con il pallino della rappresaglia contro l’aria condizionata; l’addetto all’ascensore combatte l’alienazione con più di una pausa sigaretta; l’ansiosa proprietaria dell’intero palazzo fa domande più che affermazioni; un venditore di libri porta a porta non perde occasione per rifilare la sua merce…

Karma Clown è una mascotte che prende vita improvvisamente, come il clown prima di lui. Nonostante tutti lo considerino accessorio irrilevante, si rivelerà essere senziente e realizzerà il suo destino, imparando da tutte le (dis)avventure che vivrà. C’è tutta l’India in Karma clown. Dispacci da una nazione iperreale: le contaminazioni occidentali e il bisogno di mantenere vive le tradizioni, la netta distinzione tra classi sociali e la consapevolezza dell’universalità dei sentimenti, la fame, la rassegnazione, il bisogno che cancella la dignità, il vuoto di chi è costretto ad abbandonare il suo Paese, la distanza tra le generazioni, i sogni. Oltre gli stereotipi. Sullo sfondo, una Mumbai dalle infinite sfumature, sovraffollata, lontana e affascinante, tradizionale e moderna. Tutto questo e molto altro. Con una scrittura fresca e veloce, Altaf Tyrewala è capace di guadare (dal Texas dove lavora) con benevolenza e leggerezza la propria terra, di descrivere il ritmo incalzante che la pervade, di liberarla attraverso l’ironia pungente che non permette di dare nulla per scontato. Ogni storia, ogni personaggio è un pezzo irrinunciabile del mosaico che l’autore ha saputo così sapientemente realizzare: i personaggi, infatti, si passano il testimone e, insieme, tessono la trama di un racconto che trasporta odori, colori e sapori di una terra che, in realtà, non è poi così distante.

LEGGI L’INTERVISTA A ALTAF TYREWALA


 

 

 

 
 
 
 

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