Karma Kosher

Karma Kosher
A chiunque apprenda notizie su Israele dai vari telegiornali o quotidiani italiani, il Medio oriente sembra un piccolo lembo di terra condannato alla guerra. Non si fa altro che parlare di bombardamenti, attacchi kamikaze, dell’assurdità di posizioni intransigenti, di civili morti nei Territori. Viene spesso logico domandarsi come posso vivere (e non sopravvivere) un israeliano giorno dopo giorno in una realtà talmente sanguinosa. E' proprio questa "lacuna" che il saggio di Anna Momigliano riesce a colmare, perché racconta dall'interno gli umori, le convinzioni, gli stili di vita di una popolazione fatta soprattutto di giovani che dimostrano di avere ritmi diversi rispetto ai loro coetanei europei. A 18 anni un israeliano (uomo o donna non fa differenza) é chiamato da Tsahal al servizio militare, un periodo che, a differenza di quanto avviene da qualunque altra parte, rappresenta un momento di emancipazione dalla famiglia, di responsabilizzazione di ogni giovane, ma anche della scoperta dell'altro, del sesso, dell'amore (qui nascono, infatti, molte delle coppie che convoleranno a nozze in un'età in cui di solito da noi ancora si decide quale Università sarebbe meglio portare a termine)...
Si scopre allora che tutto sommato anche in Israele c'é voglia di vivere, oltre che di sognare, specie a Tel Aviv. Perché se "a Gerusalemme si prega, a Haifa si lavora" (come recita un detto popolare), é proprio lì che si riesce a convivere liberamente e in piena tolleranza e si continua a credere al sacrosanto diritto a quella normalità che neanche l'attentato a Rabin é riuscito a far svanire. Tel Aviv con la sua bolla fatta di leggerezza e trasgressione, sogni e divertimento che per un po' riescono a distrarre dalla matsav, la "situazione" che più che essere un tabù é un dato di fatto. E' davvero utile leggere Karma Kosher, perché concede agli occhi del lettore un'efficace narrazione della quotidianità israeliana senza alcun linguaggio cattedratico o tono eccessivamente assolutorio. Aiuta a comprendere, senza prendere parte o giustificare, che Israele è un paese sì pieno di contraddizioni ma in cui vale la pena vivere, anche con un certo piacere. Matsav inclusa.

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