Kebap in Okinawa

Kebap in Okinawa
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Primi anni ’90. Nella notte di Lisbona un taxista risponde ad una chiamata radio: qualcuno gli propone un kebap completo a fine turno; lui accetta, accende il segnale di occupato e si dirige a prelevare il suo ultimo cliente. Il taxista non avrà mai nome: il suo capo, Saif, gestisce la compagnia di taxi, oltre al ristorante Kebap. I due sono ex commilitoni, americani che hanno stretto un legame durante due anni lungo le rive del Mekong. Quando in quella calda notte portoghese si ritrovano, uno dei due ha 42 anni, trascina una gamba, è mezzo sordo ed ha perso il lavoro di montatore di palchi per una qualche rock band il cui tour è fallito. Ha bisogno di un lavoro e Saif gliene procura uno: cambiare le rotte di alcuni esseri umani, deviarle verso luoghi in cui non prevedevano di andare, o semplicemente cancellarle per sempre. Lui lo svolge con assoluto distacco, essendo privo di “quell’ingranaggio che consente alla coscienza di funzionare ed ai sentimenti di manifestarsi”.
La sua paralisi affettiva affligge anche altre sfere della sua vita, rendendolo incapace di relazioni sessuali. A 42 anni scopre il dolore quale catalizzatore del piacere e regala al suo corpo altrimenti insensibile sedute con una dominatrice. L’aver trascorso la notte da lei lo salva da una mattanza che stermina Saif e molti suoi luogotenenti, costringendolo ad un nuovo esilio, questa volta in Giappone sulle tracce di un altro ex commilitone, Shin…
Nel nuovo mondo cercherà dapprima di ripetere alcuni dei suoi schemi precedenti, ma scoprirà presto che il suo approccio al dolore, agli affetti, alla sessualità sono cambiati e dovrà forzatamente aprirsi al vero contatto con altre persone, cosa che non si era mai concessa prima. Il ritmo dell’azione che lo coinvolge è serrato, ben costruito, la “sindrome del reduce” è trattata con una buona dose di autoironia, il finale è inaspettato, il linguaggio essenziale, scarno ma non didascalico e tutti questi elementi concorrono, insieme ad una leggerezza di fondo che sottende anche le azioni più efferate, a creare uno stile unico, che lascia trasparire il divertimento dell’autore nel confezionare questo noir che pur avendo tutti gli elementi standard al posto giusto, è atipico come un gigante americano tra i vicoli di Okinawa.

 

 

 

 
 
 
 
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