Killer (la gita in Brianza)

Killer (la gita in Brianza)

Carlo Monterossi è sorpreso. Non avendo a memoria mai avuto occasione di uscire di casa ad ore antelucane, si era quasi convinto che ogni mattina qualcuno montasse la città come una quinta teatrale, i palazzi le strade le auto i semafori, invece no. Sono le sei del mattino e tutto è al suo posto, segno evidente che ci è rimasto anche durante la notte. Oscar Falcone lo ha trascinato fuori casa e adesso si sta facendo scorazzare sostenendo che gli serve un testimone e che oltretutto Monterossi si divertirà moltissimo. Dal garage sotterraneo di un grattacielo ad un appartamento superlusso, pieno di security che manco il parlamento. La questione è che hanno rubato un cane, un chihuahua o qualcosa del genere, che risponde al nome di Killer. Per Falcone è chiaro che al dottor Marsini-Bisi di Killer importa molto poco. Parliamo del sesto patrimonio immobiliare italiano, di un amministratore delegato che potrebbe comprarsi due volte il Belize, ragion per cui, esplicitato che la cinofilia nasconde qualcos’altro, Falcone accetta il caso, insieme ad una busta con i contatti della proprietaria del cane, la foto del “peloso” e denaro sufficiente per l’anticipo ed eventualmente per il riscatto. Raggiunta la signorina a cui è stato sottratto con destrezza il povero Killer, Monterossi e Falcone scoprono che al collo del cagnolino c’era un collare d’oro con incastonati abbastanza diamanti da comprare un appartamento…

Già pubblicato nella raccolta Viaggiare in giallo e ora da solo nella collana I corti in verione ebook, Killer (la gita in Brianza) è un capolavorino (ino per le dimensioni, sia chiaro). D’altra parte nelle raccolte di Sellerio se ne trovano spesso, e questo non fa eccezione, è davvero un piccolo gioiello di intuizione e humour. Tralasciando l’intreccio ‒ che come sempre quando si parla di Alessandro Robecchi è perfettamente studiato ‒ si ride tanto. Chi vive in Lombardia sa le ingarbugliate vicende logistiche del territorio: per i milanesi, la Brianza è un luogo indistinto “che va più o meno da Sesto San Giovanni alle isole Svalbard, e sulle cartine dovrebbero disegnarla color sabbia, con la scritta «Hic sunt capannones»”, in realtà da Manzoni a Gadda per finire alle commedie e all’immaginario verde in cui sono immerse le ville dei cummenda con gli uffici a Milano, fino ai giorni nostri con la ben nota vicenda della metropolitana che partendo dalla città dovrebbe arrivare fino a Monza (che è “capital” per carità, ma in quanto tale è anche un’altra provincia), la Brianza è molto altro. E Robecchi la racconta con quel tanto di scanzonato che è permesso a chi un posto lo conosce e lo vive. Con la stessa leggerezza e arguzia, descrive le sordide bassezze che può raggiungere l’animo umano. Nei racconti come nei romanzi, Robecchi mette tutta l’ironia ‒ a volte al limite del sarcasmo ‒ che abbiamo imparato a conoscere nel suo lavoro di autore (Fratelli di Crozza in televisione) e di giornalista, dall’ormai mitico “Cuore” alla sua rubrica su “Il Fatto Quotidiano”, Piovono pietre.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER