L’ABC della democrazia

La democrazia consiste nel “tener conto degli altri”, per farlo è necessario, prima ancora di esercitare il diritto di parlare, il saper ascoltare con attenzione la persona senza mai prevaricarla nelle sue opinioni. Per questo bisogna che qualsiasi assemblea istituzionale abbia delle regole e nomini un presidente che, per autorità riconosciuta, la presieda gestendone la discussione. Il funzionamento democratico passa poi attraverso precisi ed efficaci strumenti operativi: l’ordine del giorno, le votazioni, palesi e segrete secondo la materia trattata, i verbali che certificano lo svolgimento degli interventi e dei lavori. Le decisioni, all’interno di tale struttura, sono prese a maggioranza nel rispetto della libertà dei suoi membri, anche se ciò non significa che siano le migliori. Se si vuole che la democrazia si realizzi pienamente, devono essere garantite la libertà politica (il diritto di voto) e l’uguaglianza sociale (pari condizioni e pari opportunità a ogni individuo). Un sistema libertario ed equo non può che nascere dal liberalsocialismo, l’unica forma statuale in grado di tutelare i diritti del cittadino e di abbattere le ingiustizie socio-economiche…

Quando L’Abc della democrazia fu scritto, nell’autunno del 1944, l’Italia stava lentamente uscendo dalla guerra e dal fascismo. In quei giorni cruciali per il Paese, Guido Calogero avverte, come filosofo, l’esigenza di ritrovare l’essenza del concetto di democrazia, di farla ritornare, dopo che la retorica del regime mussoliniano l’aveva ridotta a un suono vuoto, a essere una parola viva. La sua, però, non è una posizione polemica né revanscista, piuttosto di impegno etico e civile. Si tratta di recuperare l’autentico significato di politica intesa come servizio alla comunità. “Far bene agli altri”, come sottolinea Maurizio Viroli, è il credo ideologico di Calogero che può materializzarsi con la costruzione di uno Stato liberalsocialista capace di coniugare libertà e giustizia sociale. Bene ha fatto Chiarelettere a pubblicare questa breve e preziosa opera, accompagnandola con altri testi dell’intellettuale romano, tra i quali spicca il Primo manifesto del liberalsocialismo. Non solo ha tratto dal dimenticatoio uno dei maggiori pensatori del ‘900 italiano, ma soprattutto ha ridato visibilità a un libretto che mette l’attenzione sul senso della libertà e della convivenza civile che oggi, come durante la dittatura del ventennio, sembra essere scomparso. “Prima ancora che nella bocca la democrazia sta nelle orecchie” diceva il “maestro del dialogo”, sagge parole che stridono con la politica odierna dell’urlo, dell’insulto e dell’estetica del selfie.

 


 

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