L’abisso

L’abisso

Paolo Basile è uno dei due figli di Giovanni, Capo di Gabinetto che non ha mai voluto andare oltre per non doversi piegare ai giochi della politica. Nel 1964 Giovanni muore e Umberto De Francesco, amico fraterno, non lascerà mai soli la moglie Laura, Paolo e sua sorella Giulia. Da quando la madre si è rifatta una vita con il giornalista Eugenio Conforti – che tenta di essere un punto fermo per i ragazzi – l’unica cosa che Paolo vuole è andarsene. Non vuole “sostituti” del padre e soprattutto non Eugenio, che per il suo credo politico sente distante anni luce. Appena possibile chiede quindi aiuto a De Francesco, che nel frattempo è diventato Ministro della Difesa, per entrare all’accademia militare di Modena. Diventerà un ufficiale dei carabinieri. Dopo due anni a Modena e tre a Roma, nel 1970 si trova a comandare i reparti che fronteggiano le numerose e spesso violente manifestazioni che in quegli anni devastano Milano. Il 7 dicembre del ’73 dopo un servizio d’ordine, viene convocato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sta cercando fra i suoi uomini migliori quelli per creare un nucleo speciale e segreto a Torino, che si occuperà di quel fenomeno crescente che sta diventando pericoloso, il gruppo di estremisti che si firmano Brigate Rosse. Le condizioni che il generale impone sono estremamente pesanti, segretezza assoluta, distacco (momentaneo) dalle famiglie ed essere disposti a tutto. Ma se dalla politica il generale è visto sostanzialmente come il fumo negli occhi, i suoi uomini lo adorano e hanno una fiducia e una stima totale per quel comandante burbero, inflessibile, ma con la dolcezza di un padre nello sguardo. Anche Paolo, che accetta...

Un romanzo che sembra un saggio, la cronaca brutale e spietata – ancora ricca di ombre, bugie e segreti - di un periodo davvero buio per il nostro Paese. La vita di Paolo Basile, la sua carriera che nasce all’ombra di qualcosa che probabilmente è stato molto più grande di quello che si dice e si pensa, che ha cambiato forse irreversibilmente la Storia, è fatta di un susseguirsi di decisioni da prendere nel rispetto del senso dello Stato che gli ha trasmesso suo padre, l’amore che lo lega alla sua famiglia e i tradimenti piccoli o enormi di cui è vittima. Non riesce nemmeno a odiare i traditori, ognuno di loro ha seguito quella che era la strada che sembrava più opportuna, più adatta al suo sentire e ai suoi obiettivi. Dal ’73, anno in cui Dalla Chiesa istituisce il nucleo, la storia arriva al ’78, anno in cui viene rapito e ucciso Aldo Moro, alla vigilia della realizzazione di quello che doveva essere il Compromesso storico. Non ce lo svela Fondato, e certo non sapremo mai cosa sarebbe accaduto e come sarebbe cambiata la nostra Storia se non avessero ucciso Moro, come non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se al generale Dalla Chiesa non fossero state tolte tutte le possibilità di portare a termine il suo lavoro. Un romanzo costruito su delle ipotesi, su suggestivi “what if?”, un libro che non dà risposte, ma anzi in chi ha vissuto da adulto o da ragazzino quel periodo, fa nascere domande su domande, un romanzo che andrebbe letto dai giovani, da quelli che – con tutto il rispetto per gli altri – non sanno chi fosse Moro, non conoscono la storia del generale Dalla Chiesa. Fondato è un giornalista e autore RAI, con un’ottima padronanza della penna e della parola e ha reso il racconto appassionante, ci si identifica e si danno dei volti ai vari personaggi che appaiono.



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