L’Adalgisa

L’Adalgisa

La giornata volge al termine. È sera, e ognuno fa rientro a casa… La famiglia Cavenaghi, dopo un trasloco forzato, si trova ad affrontare altre emergenze… Il giovane Claudio Valeri è riuscito ad entrare nelle grazie della famiglia di Doralice, della quale fa parte lo zio Antenore, docente di scienza delle costruzioni al Politecnico e responsabile del crollo di un ponte… 1920. Il Nobilis Homo Cipriano de’ Marpioni, col crescere della prole, ha deciso di trasferirsi in una casa più grande in via Spiga 21. E dopo quattro figlie femmine, riuscirà ad avere l’agognato erede maschio: Gilberto Gaudenzio… Un medico si appresta a fare visita a Gonzalo Pirobiturro, ingegnere nevrotico e misantropo… Quella dei Caviggioni è una famiglia dedita al tempo libero: la lettura del "Guerin Meschino", lo studio del tedesco e la frequentazione della Biblioteca Linguistica…. Gonzalo Pirobiturro sta consumando la cena preparatagli dalla madre, quando si lascia andare ai pensieri sulla popolazione locale che egli odia profondamente… Il neo-ingegnere Valerio Caviggioni, a causa dell’indisponibilità di suo zio Gian Maria, accompagna la giovane zia Elsa al concerto Bartholdi-Stangermann, appuntamento imprescindibile per la borghesia milanese… Elsa, moglie di Gian Maria Caviggioni, incontra al parco Adalgisa, la quale si lamenta del disprezzo che donna Eleonora, figura influente dei salotti milanesi, prova nei suoi confronti… Adalgisa esorta Elsa a godersi la vita e la sua giovinezza. Anche lei è stata giovane. Era cantante lirica e donna di popolo, prima di sposarsi con Carlo e diventare madre, moglie e borghese…

Pubblicata a Firenze nel 1944, preso Le Monnier, L’Adalgisa è una raccolta di racconti in cui Carlo Emilio Gadda mette in atto la critica alla borghesia milanese attraverso la cifra stilistica del grottesco: un caleidoscopio di personaggi calati nel loro ambiente naturale, che si evidenziano sulla pagina attraverso l’uso del dialetto e di una lingua ricercata, costruita con frasi fatte e artificiose, con cui lo scrittore ricostruisce i discorsi pseudo-intellettuali tanto in voga nei salotti novecenteschi. Il risultato è una fauna antropologica di maschere borghesi; un’umanità che lotta cercando di affermare la propria posizione e prevaricando il prossimo, all’insegna dell’etichetta, del buon nome e della rispettabilità. Uno specchio ipocrita dietro il quale si nascondono volgarità, superficialità, scheletri nell’armadio e stupidità. Esplode, in queste pagine, l’espressionismo di Gadda, il quale crea una lingua deformata costruita attraverso la convergenza di dialetto (mai in funzione mimetica), linguaggio tecnico-scientifico, neologismi, contaminazioni tra lingua colta e lingua parlata, lingua letteraria e lingua d’uso, enumerazioni, accumuli, gerghi, frammenti di lingue straniere: una vasta gamma che, dalla lingua popolare, raggiunge quella più colta e arcaizzante, barocca, erudita, pedante, a volte. È questo il plurilinguismo attraverso il quale lo scrittore esprime la totalità della sua visione del reale, all’interno di una tensione in cui la parola viene sospesa tra espressione e memoria, facendosi portatrice della corrosione dell’unicità dell’io, ora dilaniato, che  si esprime attraverso quella pluralità di linguaggi che diventano il fulcro del testo gaddiano. Un testo, quello de L’Adalgisa, che esprime tutta la complessità di un secolo di cui Carlo Emilio Gadda è interprete privilegiato e testimone importantissimo.



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