L’alienista

8 gennaio 1919. “Theodore è sottoterra” e “l’idea che se ne sia andato è semplicemente inaccettabile”. Questo sta pensando John Schuyler Moore, giornalista del “New York Times” e Theodore è proprio lui, Roosevelt. “Non è semplice da spiegare. Col senno di poi potrei dire che le nostre vite, così come quelle di molti altri, sembravano inevitabilmente destinate a passare attraverso quell’esperienza”. Di quella storia nessuno ha mai saputo nulla per il timore della reazione dell’opinione pubblica, e nemmeno i necrologi ne hanno fatto cenno; ma adesso John quello che successe allora vuole proprio raccontarlo. Erano le due del mattino del 3 marzo 1896, lui viveva in casa dalla nonna anche se era già cronista giudiziario per il “Times”. Quella notte era stato svegliato – la nonna non era stata molto contenta – da un ragazzino ex ladro ora “cocchiere e galoppino” del dottor Laszlo Kreizler. L’alienista – medico assai discusso per i suoi metodi innovativi guardati con diffidenza ma anche altrettanto rispettato per le sue consulenze psichiatriche – lo aveva mandato a prendere perché arrivasse prima possibile al ponte di Williamsburg, nel malfamato Lower East Side. Ma quando era arrivato Kreizler non c’era; aveva trovato invece alcuni poliziotti e Theodore Roosevelt, da pochi mesi a capo della polizia di New York. Quello che il giornalista aveva visto sul quel ponte era stato orribile: legato ai polsi e alle caviglie c’era un ragazzino, truccato come una prostituta, quasi completamente nudo e orrendamente straziato e seviziato con una violenza inaudita. Tutto ciò che era successo dopo era stata una discesa all’inferno per la squadra che Roosevelt aveva voluto ad indagare sulla serie di omicidi che si era susseguita, tutti giovanetti poveri dediti alla prostituzione, fino a far emergere un oscuro passato; accanto a lui, John, conoscitore dei bassifondi della città, due brillanti ispettori, i fratelli ebrei Isaacson, e Sara Parker, da poco entrata in polizia con la sua vivida intelligenza. A guidarli Laszlo Kreizler – a dispetto dell’ipocrisia borghese che investe anche la polizia e il giornalismo che rifiutano di accettare l’una l’esistenza di una mente deviata e la miseria della prostituzione minorile, l’altro di riportarne le notizie – convinto che sia possibile risalire all’assassino dalle modalità dei suoi delitti…

Bestseller internazionale pubblicato in oltre ventiquattro Paesi, L’alienista è un romanzo davvero avvincente e originale, con lo stile e tutti i pregi del romanzo storico ma appassionante come un thriller e soprattutto fascinoso perché si caratterizza come una crime story moderna ante litteram. Il protagonista, infatti, è un alienista (come si chiamava in principio quello che sarebbe diventato lo psichiatra), un indagatore della psiche quando ancora lo psichiatria era guardata con estremo sospetto e le teorie di Freud ritenute poco più che pittoresche. Agli albori della psichiatria, pensare di condurre le indagini sulla base di elementi raccolti sulla scena del crimine e su quella della mente del criminale era quasi un’eresia o almeno fantascienza. Il dottor Kreizler, pioniere della psicologia criminale, è, in breve, un antesignano della figura del profiler che oggi ci è ormai familiare, non foss’altro grazie a notissime serie tv come CSI. Ma questo romanzo di Caleb Caar – storico esperto di storia militare statunitense, ingiustamente assai meno noto in Italia di altri suoi colleghi decisamente meno bravi – è anche un grande affresco della New York di fine Ottocento, con le sue atmosfere nebbiose e cupe dei sobborghi malfamati, i suoi bordelli, le bande criminali, i ricchi malfattori proprietari di locali equivoci, poliziotti violenti e corrotti. Tutti i personaggi, originali ed eccentrici, sono credibili e ben caratterizzati dal punto di vista psicologico; oltre al protagonista Kreizler, interessante l’aristocratico Roosevelt a capo della polizia, futuro politico destinato poi a diventare il 26° Presidente degli Stati Uniti a quarantadue anni, ancora oggi il più giovane presidente americano mai eletto. Per alcuni la dovizia di particolari e la cura nelle descrizioni, soprattutto dei luoghi, è un difetto che allenta la tensione narrativa; in realtà si è certamente più d’accordo con Marcello Simoni che considera Carr uno dei più bravi scrittori degli ultimi vent’anni, e con quei lettori di Jeffery Deaver che ritengono assai plausibile che lui sia spesso ispirato a Carr per alcune delle sue storie più appassionanti. Che un thriller non mostri i segni del tempo – L’alienista è stato pubblicato per la prima volta nel 1994, mentre il suo sequel L’angelo delle tenebre è del 1997 – non è affatto una cosa consueta. Leggete, appassionatevi e giudicate. Nel genaio 2018 dal libro è stata tratta una serie tv diretta da Jakob Verbruggen e interpretata da Daniel Brühl, Luke Evans, Dakota Fanning e Brian Geraghty.



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