L’allenatore

L’allenatore
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Neely Crenshaw non torna da moltissimo tempo al “Campo”, che oggi si chiama “Rake Field”, da quell’ultima partita vinta con una rimonta strepitosa. Ai suoi tempi, nei tempi in cui faceva parte della squadra di football del liceo di Messina ed era l’idolo della folla, non c’era niente di più importante e di più venerato dai tifosi degli Spartans. L’aveva sempre saputo che sarebbe tornato quando Eddie Rake, il suo allenatore di allora e a cui il Campo era intitolato, fosse morto e sapeva anche che lo avrebbe fatto insieme a centinaia di altri ex giocatori. D’altronde nella sua carriera di allenatore Rake ne aveva schierati ben 714, tanto da aver permesso al giornalista che aveva scritto un pezzo dedicato alla sua carriera, di intitolarlo “Eddie Rake e i 700 Spartans”. E quanti campioni fra loro! Facile, in una situazione del genere, farsi prendere la mano dai ricordi! E guardando proprio quel “Campo”, Neely si rivide quarterback, con la maglia numero 19, l’ennesima ritirata quando da giocatore lasciò gli Spartans. Era un’altra vita. Già, erano passati 15 anni da allora, quando infiammava gli spettatori presenti sugli spalti, dalla linea delle cinquanta yard, mettendo in atto una delle centinaia di giocate che Eddie aveva architettato. Quell’allenatore che era talmente potente con il suo football, da riuscire a non far rieleggere un sindaco che non lo vedeva di buon occhio. Era tutto diverso allora, con i tamburi della banda, gli altoparlanti e gli spalti gremiti. Dicono che ora gli spettatori non coprano nemmeno la metà dei posti...

Un John Grisham che non ti aspetti, che abbandona il campo legale per trasferirsi in un campo da football americano, che abbandona gli intrighi e i contraddittori per esami dettagliati di spezzoni di partite. Azioni, yard, scontri, incidenti di gioco, quarterback, coach, spogliatoi, touchdown, spalti, linebacker e chi più ne ha più ne metta, ma sono solo ricordi mentre si vive la veglia pre-morte di un allenatore che ha fatto la storia di una città che altrimenti sarebbe stata soltanto un puntino dimenticato su una cartina geografica. Per la seconda volta nella sua carriera di scrittore, dopo Fuga dal Natale, Grisham lascia i suoi avvocati: e il football deve essere proprio il suo sport preferito, perché lo descrive talmente bene che sembra di assistere alle partite, le azioni sono chiare non solo nel loro svolgimento sportivo, ma anche nella nostalgia di cui sono intrise, la nostalgia dei bei tempi andati che alcuni giocatori ritrovano loro malgrado, con i compagni di squadra, tutti insieme in attesa che il coach più amato, malato gravemente, passi a miglior vita. E come sempre accade alla dipartita di una persona che ha avuto un ruolo importante nella vita di molti, se non tutti (era l’idolo della piccola cittadina), si aprono i rubinetti dei ricordi, si condividono emozioni e storie, si cerca di capire ciò che del passato è rimasto fumoso, i particolari oscuri, si torna a chiedere scusa per chiudere i conti e metterci una pietra sopra. Unica domanda: è vero che si tratta di un romanzo breve e ben scritto, ma che succede se il lettore non ama il football americano?

 


 

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