L’altro lato delle cose

L’altro lato delle cose
Il mondo di Julio Cortázar è fatto di visioni, tanto quanto la sua narrativa. A volte postume e casuali, dalle escatologie complesse come potrebbero esserlo una riga nera tracciata da una fotografia, un quadro, un oggetto messi a casaccio in sequenza uno sotto l’altro in anni diversi in un appartamento parigino. In questa funambolica complessità, in questo mondo apparentemente irreale che sembra piuttosto un condensato irrazionale di allucinazioni, si sviscera un corpo a corpo avventato e senza strategie difensive contro il concetto tradizionale di letteratura e contro quello che era (è) l’Occidente “razionalista e borghese”. Il fantastico è il metro con cui misurare il rovescio della realtà, la frattura con cui si segna la distanza dal realismo magico. Così nasce Rayuela - vero e proprio manifesto letterario - e Storie di Cronopios e di Famas. Uno slancio naturale ed al contempo irresistibile ad “instaurare un regime narrativo profondamente segnato da una dimensione ludica di decostruzione della realtà per mezzo del genere letterario del romanzo […]”. Questo è lo sforzo narrativo di uno scrittore maturo e consapevole del suo ruolo nella galassia degli scrittori: “fare letteratura col martello”, ovvero un tentativo di ricreare la realtà attraverso l’immaginazione e la parola, in una sorta di “distruzione creativa”…
Non è facile avventurarsi nel mondo letterario di Cortázar, così saturo di riferimenti, di rimandi filosofici, di digressioni riflessive, di acrobazie strutturali e filologiche. Cortázar è jazz che richiede forte concentrazione nelle fughe e dedizione nelle improvvisazioni; eppure questa intervista concessa alla Tv spagnola nel 1977 ed inedita - fino ad oggi - in Italia ci restituisce uno scrittore assolutamente conscio della propria complessità, ma anche umanamente schietto nel riconoscere i propri limiti esplicativi. Se lo slancio della sua letteratura è orientato a dimostrare “l’altro lato delle cose” come il rovescio di un arazzo, anche questa intervista assolve allo stesso compito: ci mostra il Cortázar uomo e scrittore, ci lega più intimamente a lui, ci porta a capire che la complessità dei suoi testi non risiede in un fantomatico ermetismo, ma nella nostra poca voglia di esplorare il mondo da un’altra prospettiva. L’introduzione curata da Tommaso Menegazzi è illuminante, ci offre le chiavi interpretative giuste per cogliere anche l’essenza del sottotesto, per accedere con più disinvoltura alla volta fantastica dipinta da Cortázar con le sue parole. Per questo - forse - “l’altro lato delle cose” (la sua introduzione e l’intervista) alla prima lettura potrà spiazzare, magari annoiare: il consiglio è quello di non demordere e ritornarci sopra ai concetti più ermetici perché ne vale la pena, come vale la pena innamorarsi della potente immaginazione affabulatrice di Cortázar.

 

 

 

 
 
 
 
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