L’amante di se stessa — Vita di Madame Rimsky-Korsakov

L’amante di se stessa — Vita di Madame Rimsky-Korsakov

La folta chioma castana lambisce la spalla e scende fluente sul petto appena velato da una nuvola di tessuto leggero come il voile. Il volto dal roseo incarnato ha un’espressione serena e lo sguardo è limpido, benevolo e per nulla tradisce il temperamento ribelle e provocatore della donna ritratta. Il quadro esposto al Musée D’Orsay si intitola Madame Rimsky-Korsakov. È un dipinto di Franz Winterhalter del 1864, un ritratto come tanti se ne vedono nelle gallerie, di personaggi più o meno noti al grande pubblico, ma quella donna non è affatto una delle tante. Chi è la madame del quadro? Varvara Dmitrievna Mergassov Rimsky-Korsakova, meglio conosciuta come Madame Barbara Rimsky-Korsakov, nasce in una facoltosa famiglia russa nel 1833. Benché orfana di madre, trascorre un’infanzia serena e riceve un’istruzione di alto profilo, studia canto e musica, si dedica alla lettura, parla e legge in russo, tedesco, francese e italiano. La sua bellezza ammalia ed è un ottimo lasciapassare nei salotti dell’alta società moscovita. La procacità di Varvara non sfugge all’ussaro Nikolaj Sergeevic Rimsky-Korsakov, con il quale convola a nozze all’età di diciassette anni. Belli e in piena sintonia, i due si trasferiscono in Francia, dove frequentano i palazzi più prestigiosi e le più ambite feste da ballo, sono un potente magnete per gli sguardi dei convitati, attraggono su di sé apprezzamenti, ma anche invidie e gelosie. Varvara diviene ben presto la più corteggiata tra le dame di Parigi, protagonista del suo tempo, è la femmina alfa dei salotti dell’alta società europea. Bionda, fascino slavo, corpo statuario e occhi che incantano, la “Venere tatara”, come è stata soprannominata, ha una personalità esuberante, è una donna libera, che tutto si concede e a cui tutto è concesso. Gli abiti che indossa non passano inosservati e spesso destano scandalo. Ma tra i giri di valzer e le serate a teatro, nel lusso sfrenato e frivolo cui Madame si è votata, in un mondo in cui l’esteriorità conta, ciò che più importa è che di lei se ne parli...

Folgorato dalla bellezza di Varvara nel dipinto di Winterhalter, durante una visita al Museo d’Orsay, lo scrittore Andrea Biscàro decide di cercare notizie sul soggetto del ritratto, lanciandosi in un’ardua raccolta di dati negli archivi francesi. La parabola esistenziale di Madame Risky-Korsakov copre un arco temporale relativamente ristretto, quarantacinque anni che vanno dalla Russia di Nicola I, zar antiliberale fautore di un regime dispotico e repressivo, alla stagione del Secondo Impero francese, della cui grandeur la nostra diviene regina, ma anche osservatrice critica, così quando scrive: “A Parigi si ride degli dei, dei re, dell’amore […] e quello che non si accetta è la serietà, e tutti hanno la pretesa d’averla”. Un arco temporale che l’autore si premura di inquadrare, fornendo una dettagliata e preziosa cornice del contesto storico e socio-culturale in cui quell’esistenza si svolse. Una ricerca quella di Biscàro che dona spessore e rende la biografia una lettura stimolante. Non mancano i riferimenti letterari e i parallelismi con il mondo descritto da Tolstoj in Anna Karenina, romanzo in cui peraltro si fa menzione di Madame Risky-Korsakov.



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