L’amante fedele

Un uomo sta tornando a casa in automobile, è una notte nera e avvizzita. D’un tratto gli pare di sentire un gemito, da dove proviene? Nel sedile posteriore c’è una figura rannicchiata, una fanciulla… Il ladro Luca esce da una casa con la sacca piena e animo contento; quello che non sa è che sul tetto incontrerà un poliziotto… Un uomo poco oltre la giovinezza sente un gran baccano. È il finire d’estate, scende in strada e scopre che il rumore è dato da una fiumana di pellegrini che attraversa la via, e decide di accodarsi al corteo… Domenico è un anziano nottambulo, sul quale i segni della malattia sono sempre più evidenti, e accudito dal domestico Pietro con cui il rapporto è particolare e ambivalente… Dopo aver spento il lume, un uomo sente nella sua stanza la nitida presenza di presenza, e poco dopo un dialogo fra le due anime di innamorati… Un notte ventosa un tale in un caffè pieno di fumo, non trovando posto si siede accanto a una donna che dormiva, la Bella Addormentata: il particolare mirabolante è che la ragazza russa… Cecilia è una giovane ragazza che palesa ben presto disturbi mentali, così che viene rinchiusa in manicomio: qui appare chiaro che la ragazza crede di essere la basilissa Teodora… Daniela ha ottant’anni e sta morendo, è una donna aspra che sul letto di morte racconta alcuni episodi interessanti della sua vita; primo fra tutti, quella volta in cui convinse un deputato della Destra a pronunciare slogan marxisti in aula… Vittorio accompagna una donna alla stazione. Partirà e non la vedrà per almeno due mesi, e la cosa lo distrugge perché è sempre stato un amante fedele… Canuto ha settantacinque anni e sta tornando in patria, forse per incontrare di nuovo la donna che lasciò alla vigilia delle nozze… Durante un viaggio in treno si incontrano faccia a faccia una giovane donna e un fanciullo di undici anni… Luciano dalla campagna manda in regalo ai suoi amici un bel gallo, ma al momento di ammazzarlo nessuno sembra pronto a farlo… Madina nacque nell’acqua, e all’acqua sente di dover fare ritorno, spinta quasi da una tensione naturale…

Raccolta di racconti premiata con lo Strega nel 1953, L’amante fedele trae il suo titolo da una delle storie narrate, in verità un episodio alquanto breve e marginale, forse il racconto spartiacque fra la prima parte ‒ quella più convincente e che più incuriosisce ‒ e la seconda, quella in cui la spinta propulsiva della novità si affievolisce nettamente e lascia spazio a racconti piuttosto ordinari. Questa palpabile doppiezza è dovuta anche alla scrittura dei racconti spalmata fra il 1940 e il 1946, in un periodo sufficientemente lungo. Nella prima fase, e quindi nei racconti che vanno da Nitta a Ottuagenaria, Massimo Bontempelli palesa la sua vena di scrittore vicino al cosiddetto filone del realismo magico (non a caso, è considerato in maniera pressoché unanime l’esponente italiano per eccellenza), lo stesso filone che di solito fagocita tutti gli altri autori a causa di giganti come Gabriel García Márquez e Salman Rushdie. L’utilizzo così sfrontato e massiccio di aspetti soprannaturali, irrazionali e di difficile spiegazione logica rende Bontempelli quasi un unicum nella produzione letteraria nostrana, e particolarmente notevole è il fatto che un’antologia di racconti, genere notoriamente bistrattato o snobbato dalla critica quanto dalle giurie, sia riuscita ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento per la narrativa italiana. Proprio la presenza pervasiva di elementi magici rende la prima parte molto più gradevole, e volendo fare un parallelo con la settima arte l’autore ci appare quasi un precursore di atmosfere dal sapore lynchiano. In realtà anche laddove la narrazione appare quasi realistica, è il sapore di insolito e “perturbante” a rimanere costante. Tutto sfuma poi verso forme espressive meno nuove, meno originali e in definitiva molto meno sorprendenti, e la descrizione lascia spazio piuttosto a quadretti quotidiani che spesso attingono alla vita di campagna, amori infelici e contrastati, anziani che ricordano il loro passato con nostalgia, fino alla chiusura lasciata al romanzo breve L’acqua. La cifra distintiva di quest’opera (forse quella meglio esemplificativa dell’arte di Bontempelli) è il mix di ironia, cinismo e trasfigurazione della realtà.



 

 

 
 
 
 

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