L’amicizia è la vera patria

L’amicizia è la vera patria

Il 22 maggio 1933 Joseph Roth scrive all’amico Stefan Zweig. Nella lettera gli comunica che il dottor Landshoff è alle prese con un valido e interessante progetto editoriale. Inoltre, gli riferisce che lui stesso è alle prese con un nuovo romanzo. Nel riferire di queste notizie così intime, trova anche il tempo e il coraggio per volgere lo sguardo sui fatti della Germania e sul destino degli intellettuali. Nel giudizio è inesorabile: Hitler è destinato al disastro e, sotto questo aspetto, farà compagnia proprio a quegli scrittori che non sono in linea con la sua delirante ideologia. Non manca, quasi a confortarlo, il consiglio editoriale all’amico: è preferibile lasciare quella Insel Verlag, rea proprio di aver sconfessato il tedesco del grande Sweig… Prima del 17 dicembre 1938 è sempre Zweig che scrive a Roth. Lamenta il fatto che non riceve risposta da un po’ di tempo. Pone una questione inesorabile: intende Zweig intrattenere ancora rapporti con lui? Tiene a precisare che scrive senza malevolenza ma solo per avere ragione di un silenzio ostinato e ostentato. Chiude poi la lettera con i consueti affettuosi saluti…

Con questo carteggio finora inedito in lingua italiana fra due eccellenti esponenti della letteratura tedesca del Novecento, l’editore Castelvecchi dona al pubblico italiano un libro davvero singolare, in cui le lettere diventano enormi finestre sui fatti collettivi e universali pur conservando l’intimità della confessione, il tono sofferto dell’introspezione, la premura discreta e la rincorsa affettiva verso l’amico. Un ammirevole esempio di come si possa scrivere di se stessi, restituendo al fortunato lettore tutta la pregnanza della “stimmung” (tonalità emotiva) di un’epoca, di un clima storico di cui quasi si riesce a percepire l’odore, immaginando strade bagnate nelle cui pozzanghere si specchiano cieli nuvolosi forieri di eventi ineluttabili. Un’opera epistolare paragonabile alla forma musicale del canone inverso, nella quale l’amicizia intellettuale sullo sfondo storico nel nazismo è la fusione di due temi speculari ma opposti, dove al pugnace e indignato Roth risponde il disincantato (e amante dell’autoisolamento artistico) Zweig.



 

 

 

 
 
 
 

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