L’amore è un difetto meraviglioso

L’amore è un difetto meraviglioso
Il Progetto Moglie è una cosa seria. La statistica non mente: vive di più e meglio chi è sposato. Quindi una moglie va trovata, senza porre tempo in mezzo. Quando Don Tillman decide di trovare una moglie adatta, ciò che gli è subito chiaro è che affidarsi al caso è fuori questione: il caso nella sua vita ha uno spazio minimo, meno che marginale, perché ogni dettaglio è accuratamente programmato. Ogni dettaglio è e deve continuare a essere funzionale e logico. È funzionale e logico anche il metodo di approccio agli altri, perfino gli amici: non che ne abbia tanti, ci sono Gene e Claudia - impegnati in un matrimonio aperto che a Gene serve per fare una sorta di collezione di donne di ogni etnia e provenienza geografica - e con loro Don non ha problemi. Sono capaci di accettarlo, loro. Se apre bocca è solo per dire ciò che pensa, e ciò che pensa è il risultato esatto, inequivocabile e preciso di una valutazione della realtà senza l’interferenza seccante delle emozioni. L’approccio logico, razionale e scientifico vale per ogni aspetto della vita: i rapporti con i colleghi dell’università nella quale Don è professore di Genetica, gli studenti, le persone incontrate qua e là nello schema prestabilito di ogni giornata, la decisione sui vestiti da indossare, il tempo necessario per pulire il bagno o percorrere un tratto di strada, l’acquisto di cibo al mercato. La programmazione è il segreto, e niente sentimenti o emozioni: Don non è capace di provarli e ne è infastidito perché potrebbero mandare il suo cervello in un pericoloso cortocircuito. Un lunedì può essere solo un lunedì e anche il menù è sempre uguale (al mercato ormai non deve nemmeno chiedere: gli porgono il pacchetto con l’alimento giusto per il giorno successivo), un martedì è un martedì, un mercoledì e così via. Come è semplice gestire la vita quando si sa esattamente cosa fare in ogni momento, dove andare e quale cibo mangiare, e in quale quantità! La medesima precisione è la base necessaria per il Progetto Moglie: Don sposerà solo una donna perfettamente adatta a lui, selezionata mediante un questionario che lui stesso ha stilato con il massimo della scientificità e risposte nette che non lasceranno spazio all’errore. La Moglie sarà colei che non sbaglierà alcuna risposta, altrimenti niente. Finché la porta dello studio di Don si apre e nella stanza dell’università arriva Rosie…
L’amore è un difetto meraviglioso dichiara nel titolo ciò che sarà il libro, quale sia la storia. Non è un male perché la trama, pure lineare e prevedibile nella sua massima parte (l’unica domanda che ti fai è quale donna riuscirà a insegnare a Don l’amore, ma il fatto non è mai in discussione), prende vie non sempre immaginabili, non sempre facili, non univoche. La vita di Don, programmata nei dettagli più microscopici e priva di empatia, emozione e sentimenti, è lì lì per cadere nel caos: si intuisce subito, con un escamotage niente male, nel racconto. Don accetta di sostituire l’amico Gene, impegnato in uno dei suoi esperimenti erotici con una donna di chissà quale Paese: terrà al posto suo una lezione sulla sindrome di Asperger. Studia, memorizza, cataloga i dati nel cervello e sente di comprendere perfettamente la psiche di chi da questa sindrome è affetto. Piano, con una progressione senza sbavature che ha in sé la perfezione della migliore divulgazione scientifica, i sintomi e segni di Asperger sembrano farsi il corpo e la mente di Don, in un disvelarsi della verità chiaro anche per il lettore meno preparato sull’argomento. Il quoziente intellettivo di Don, superiore alla media, fa compagnia all’incapacità assoluta di gestire una normale vita di relazione: più in dettaglio, Don non ha la minima idea di ciò che parole e atti possano provocare come conseguenza più o meno diretta. Dice e fa la cosa che sembra logica e razionale, ma non necessariamente la cosa migliore. Non serve una vasta conoscenza cinematografica per riandare a “Qualcosa è cambiato”, il film in cui un meraviglioso Jack Nicholson impersona uno scrittore che riesce a innamorarsi “nonostante se stesso”, e l’autore di questo libro è abbastanza furbo da citare il film verso la fine della storia. Il disadattamento di Don è malattia o eccesso di intelligenza? Il dubbio perdura fino alla fine, in un affascinante percorso narrativo che è il linguaggio logico di Don e si incrina più e più volte quando nell’organizzazione si intromette l’unico fattore che niente e nessuno potrebbe mai prevedere. L’amore. Un libro da regalare a chi amiamo (e anche a chi ci rende difficile la vita) dopo una lettura che rigenera soprattutto noi. Una bella uscita per Longanesi, e soprattutto un successo annunciato.

Leggi l'intervista a Graeme Simsion

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