L’amore è un enigma straordinario

L’amore è un enigma straordinario
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“Quale/i punto/i di forza ritieni di avere?”. È a quella strana domanda del questionario di autovalutazione che il professor Don Tillman rivolge il suo pensiero mentre sguscia le ostriche comodamente in pigiama. Lui che non ha mai compilato alcun tipo di test in dodici anni, che è ordinario di genetica alla Columbia University, non si capacita di trovarsi alle prese con quel quesito a dir poco originale. La pensa così anche sua moglie Rose, che rientrata a casa, cerca di dargli qualche suggerimento per alleviare i suoi pensieri, tra cui quello di cambiarsi d’abito visto che avranno ospiti a cena. È in quel momento che accade, esattamente in una frazione di secondo: il professore è distratto dai suoi pensieri, complici l’olio sul pavimento a causa di una castagna precedentemente esplosa e lo sciroppo d’acero che ha imbrattato il cassetto delle posate provocando un moto di disgusto in Don, tanto da farlo ritrarre con veemenza. Ed eccola che arriva la rovinosa scivolata, con conseguente caduta, che dona a Tillman l’incredibile capacità di piantarsi il coltello delle ostriche dietro il ginocchio. “Non muoverlo”, sente dire. Un urlo disperato desta Don dallo scossone provocato dallo scivolone: è suo figlio Hudson, anche lui in pigiama come ogni mercoledì pomeriggio quando non c’è scuola. È necessario chiamare l’ambulanza e Rose prende il telefono, quello stesso telefono sul quale è appena arrivato un messaggio che cambierà le loro vite: la sua richiesta di entrare nello staff del professor Lefebvre è stata accolta. In quel preciso istante Don realizza che è il momento di sua moglie, della sua rivalsa. Quel lavoro è in Australia, la loro terra d’origine, il loro porto sicuro, lasciato diversi anni fa per approdare a New York, affinché Don potesse inseguire i suoi sogni. Adesso toccherà a Rose: medico non eccellente, ricercatrice meritevole e di talento, avrà finalmente il suo avanzamento di carriera a Melbourne. Per Don è più che facilmente fattibile trovare un posto in un’altra università, ovunque essa sia, Melbourne compresa. Qualcosa però turba quel momento di pensieri e felicità e non è la caduta di Don: è Hudson che, con la testa tra le mani, urla di non voler lasciare New York. Un atteggiamento, quello del ragazzo, che è un presagio di quanto si verificherà dopo circa sei mesi dal loro trasferimento effettivo a Melbourne. Le difficoltà di adattamento di Hudson diventano quasi ingestibili, non riesce nemmeno a memorizzare il percorso casa-scuola, preferisce starsene da solo e persino il suo rendimento scolastico è alquanto strano. In alcune materie eccelle, in altre è assolutamente pessimo. I suoi voti, verso la fine dell’anno, conoscono un netto peggioramento, sino a precipitare del tutto e i violenti attacchi di frustrazione del ragazzo continuano inesorabili. Rose e Don si rendono conto che qualcosa non va e dai vari colloqui e dalle prime indagini, si fa strada l’ipotesi dello spettro dell’autismo, patologia che affligge anche suo padre…

È un gradito ritorno quello del professor Don Tillman, il personaggio nato dalla penna aggraziata e scorrevole di Graeme Simsion, già protagonista de L’amore è un difetto meraviglioso, nel quale mette a punto il “progetto moglie”, che va alla grande e al quale in L’amore è un progetto pericoloso, si aggiunge la più pericolosa, se non la più bella delle conseguenze: un figlio. Ritroviamo Don in L’amore è un enigma straordinario, l’ultimo romanzo di Simsion, impegnato nel “progetto Hudson”. Il giovane figlio del medico e della dolce Rose sembra essere affetto dallo spettro dell’autismo, proprio come Don. Il professore è impaurito e spaventato da una possibile e definitiva diagnosi, non tanto per il timore di affrontare la malattia, ma per l’etichetta che questa potrebbe conferire ad Hudson: autistico. Don sa bene cosa significhi essere affetti dalla malattia: ha faticato una vita intera per trovare la sua giusta collocazione nel mondo ed essere additati e classificati non aiuta. Decide così di abbandonare per un anno il suo lavoro e dedicarsi a suo figlio: se lui, Don, avesse saputo all’epoca in cui gli è stato diagnosticata la patologia quello che sa oggi, la vita sarebbe stata decisamente più semplice. Ed è proprio questo che ha intenzione di fare: insegnare ad Hudson a crescere, convivendo con la sua potenziale patologia. Un romanzo delicato quello di Simsion, per certi versi leggero, di quella leggerezza non banale che consegna al lettore un modo di vedere la malattia in perfetto equilibrio tra accettazione e reazione. Non c’è commiserazione, non c’è dolore, non esiste tristezza, ma reattività giusta e bilanciata, nei confronti di un problema che la famiglia si trova improvvisamente ad affrontare. Una storia che scalda il cuore, che fa riflettere, animata da personaggi vivaci e sotto alcuni aspetti ironici, tutti ben delineati e ben collocati nel contesto della narrazione. Lo scrittore australiano è da sempre sostenitore delle campagne di sensibilizzazione a favore della ricerca contro le patologie genetiche e in particolare quelle mentali: nel 2017, tutti i proventi derivanti dalla vendita dei suoi libri sono andati a favore della campagna Movember Mondo, per la salute fisica maschile e la prevenzione delle malattie psichiche.



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