L’amore è una bugia

L’amore è una bugia
Elena è una giovane laureata che lavora in un negozio della catena Mediacenter, a Milano. Insieme al collega Lorenzo riesce ad entrare all’esclusivo show case dei Depeche Mode, coi quali ha un legame curioso: sua madre era stata per qualche tempo insieme al leader del gruppo. Mentre Elena racconta questo particolare a Lorenzo, Mattia, un giornalista che scrive di musica per un importante quotidiano cittadino, si intromette nella conversazione chiedendo ulteriori particolari, ma Elena, infastidita dall’atteggiamento da “piacione” presuntuoso e invadente, non aggiunge altri dettagli. L’impressione negativa che Mattia le ha procurato si rafforza quando la ragazza legge, sul giornale per cui lui lavora, un articolo sulla storia di sua madre e di David Gahan, riportata senza averle chiesto il permesso e con qualche invenzione di troppo. Molto arrabbiata, rintraccia Mattia su Facebook e gli manda un messaggio a cui lui risponde con un invito a uscire. I due si incontrano: lui le ruba un bacio mentre la riaccompagna a casa e Elena si sente già irrimediabilmente attratta: inizia la loro storia. Tra l’amore, il sesso, e l’amicizia di una vita tra Mattia e Andrea, cade come un fulmine una notizia che potrebbe cambiare l’ordine delle cose…

Patrizia Violi, giornalista milanese alla sua quarta esperienza di scrittrice, tratteggia, nella prima parte del libro, tutta una serie di figure tipiche: la giovane laureata che non trova un impiego fisso, il narcisista egolatra e sciupafemmine, l’amico meno interessante che rimorchia i suoi “scarti”, la stagista mobbizzata dal capo, i giovani che si fanno imprenditori di loro stessi. I capitoli della prima parte, più descrittivi (a volte troppo), appesantiscono la lettura, che procede un po’ a singhiozzo, nell’incertezza di proseguire o meno. Ma, quando nella seconda parte, subentra la malattia di uno dei personaggi, i sentimenti autentici si svelano, e si svela anche la parte emozionale del romanzo, di una notevole forza empatica. Questo cambio di registro è ben costruito, efficace e fa precipitare il lettore completamente nella storia, grazie ad una cifra che sa afferrare l’attenzione, mantenerla, e che rende il ritmo incalzante. Violi descrive la malattia con molto rispetto, i suoi risvolti senza retorica e con molto tatto, oltre che con una conoscenza che fa capire l’impegno, molto apprezzabile, nella ricerca. La morale è scontata, ma di quella scontatezza che è necessaria (l’amore e la sua potenza).

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